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Quando i ricchi sbranano i poveri: storia di #Yuliana stuprata e uccisa a 7 anni...




La Colombia in piazza per la bambina indigena assassinata per soddisfare un nababbo di Bogotà



Claudia Sarritzu

Ci sono “non notizie” con cui i media vivacchiano per settimane e poi ci sono “Le notizie” che invece vengono smarrite per strada durante giornate frenetiche perse a diffondere il nulla.  E’ il caso della tragica fine di una bimba indigena di 7 anni a Bogotà che in pochissimi hanno raccontato.  Una storia che a me personalmente ha innescato un sentimento di rabbia e sconcerto, frustrazione e angoscia che vorrei conosceste anche voi. Perché aldilà della piccola cronaca di casa nostra,  di consultazioni, governicchi e polemiche politiche, là, fuori dai nostri confini, c’è un mondo spietato e infernale che a volte dimentichiamo per sopravvivere e non farci travolgere dall’orrore o troppo spesso ignoriamo per indifferenza. Ci sono storie come quelle Yuliana Andrea Samboni che sembrano dirci che l’inferno è vuoto e i diavoli sono tutti qui: pronti a sbranare i bambini poveri e indifesi.

Sequestrata, torturata, stuprata e uccisa dal figlio 38enne di una facoltosa famiglia di costruttori della capitale.  Una storiaccia che ha ovviamente indignato gran parte della Colombia ancora dilaniata dalle divisioni fra classi sociali che opprimono e soffocano i più deboli della piramide. La piccola stava giocando per la strada nel quartiere di Bosque Calderon Tejada, una delle baraccopoli di Bogotà, quando è stata presa con violenza da uomini che l'hanno portata via a bordo di un furgone. Per fortuna le telecamere di sorveglianza presenti nel luogo hanno permesso di identificare il veicolo e il responsabile dell’atroce crimine, Rafael Uribe Noguera, rampollo di una famiglia di architetti, noto come cocainomane. A bordo del furgone ha portato via la piccola Yuliana fino al vicino quartiere di Chapinero, zona residenziale esclusiva della città "dei bianchi" dove nel suo appartamento, nascosto sotto una vasca jacuzzi, è stato ritrovato il cadavere della bambina. L’orco ha anche cercato di evitare l'arresto facendosi ricoverare in una clinica di disintossicazione, ma la gente scesa in piazza ha convinto la polizia ad arrestarlo.  

Come l'atmosfera che si respira nei romanzi di Garcia Marquez, dove i ricchi fanno dei poveri ciò che vogliono, sono una loro proprietà da schiacciare, abusare e gettar via. In questa storia atroce c’è tutto il male del mondo: violenza, razzismo, pedofilia, arroganza, tirannia.

Non esistono parole, forse solo preghiere per chi ha fiato e coraggio per pregare. C'è solo un silenzio che fa eco a un dolore disperato e profondo: quello che solo l’ingiustizia provoca. E viene da citare sempre Marquez leggendo questa terribile storia di disumanità: Non credo in Dio, ma lo temo...

(Globalist)

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