Evacuazione da Aleppo est, che fine faranno i civili siriani?...




La cessione di Aleppo da parte dei ribelli non è una sconfitta: ora da sciogliere c'è il nodo dei profughi, dove andranno?


I bus verdi messi a disposizione dei civili di Aleppo per l'evacuazione, cominciata la mattina del 15 dicembre 2016. Saranno trasferiti allo stadio di Aleppo Hamadaniah, controllato dal regime. Aleppo, Siria, 15 dicembre 2016.REUTERS/Omar Sanadiki

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La mattina del 15 dicembre 2016, dopo un assedio durato mesi e al culmine di una guerra civile di quasi sei anni, è cominciata l'evacuazione di circa 5.000 civili da Aleppo est: la notizia è stata data dall'agenzia russa TASS, che ha citato il Ministro della Difesa di Mosca, e confermata dalla Croce Rossa Internazionale. Una lunga fila di autobus verdi, dal primo pomeriggio (ora di Aleppo), hanno cominciato a muoversi verso Aleppo est, all'interno dell'area più disastrata di tutta la città siriana, dopo che le milizie ribelli e l'esercito russo hanno raggiunto un'intesa per un cessate il fuoco umanitario. L'evacuazione sarebbe dovuta cominciare alle 6 del mattino, ora locale, ma le ultime scaramucce a colpi di AK-47 e mortaio hanno fatto traballare il fragile accordo tra Russia e ribelli: negli ultimi giorni, secondo alcuni rapporti consegnati alle Nazioni Unite, sono almeno 82 i civili giustiziati, tra cui 11 donne e 13 bambini, nel corso delle esecuzioni sommarie la cui paternità è ancora incerta.
Secondo un video, diventato virale in pochissime ore e girato da alcuni civili ancora residenti ad Aleppo, il terrore delle esecuzioni extragiudiziali, delle torture, del carcere è forse più angosciante di quello dei bombardamenti: “Aspettiamo l'inevitabile” dice Salah Ashkar, 28 anni. “Non esiste un posto sicuro […] morirò presto, se non per via delle bombe per mano dei soldati di Bashar”.
Sempre la mattina di giovedì 15 centinaia di famiglie si sono riunite nei punti di ritrovo pronte per l'evacuazione: ai civili viene offerta una scelta, partire o restare. Se restano accettano di stare sotto il controllo del regime, motivo per cui la maggior parte dei civili di Aleppo affollano i punti di raccolta per accaparrarsi un posto sul bus verso la salvezza.

L'evacuazione dei civili da Aleppo est è organizzata e gestita dalla Mezzaluna Rossa siriana in collaborazione con la Croce Rossa Internazionale: alle 11:10, ora di Roma, il primo convoglio carico di sfollati ha lasciato la zona di Ramouseh mentre altri veicoli hanno trasportato circa 50 feriti gravi fuori dalle zone della città ancora controllate dai ribelli. 29 mezzi, tra camion ed ambulanze, secondo quanto riferisce un portavoce ribelle alla Reuters si stanno dirigendo verso i villaggi sciiti di Fua e Kefraya, nella provincia di Idlib, da dove i ribelli hanno accettato di far evacuare i civili. Secondo il giornalista del Guardian Kareem Shaheen molti sfollati sono stati trasferiti nella zona occidentale di Aleppo“ancora sotto il controllo dei ribelli”.
                                 


Che fine faranno queste persone? Dove andranno?
Secondo l'accordo tra Russia e ribelli, cui la Siria si è semplicemente accodata e che l'Iran ha sostenuto solo dopo aver ricevuto precise garanzie circa l'evacuazione senza rischi degli sciiti di Fua e Kefraya, i combattenti ribelli feriti potranno essere trasferiti tramite autobus ed autoambulanze a Idlib, 65 chilometri da Aleppo. Inoltre, secondo un ufficiale russo citato dalle agenzie internazionali, altri ribelli e le loro famiglie saranno evacuati da Aleppo est attraverso un corridoio umanitario lungo 21 chilometri. Idlib e la sua provincia sono ancora sotto il controllo dei ribelli, in particolare delle milizie alleatesi sotto il cappello di Jabhat Fateh al-Sham, che un tempo si faceva chiamare Fronte al-Nusra e che rappresenta ancora oggi la succursale di al-Qaeda in Siria.
Una buona parte dei civili evacuati da Aleppo sarà dislocata in un enorme campo profughi che la Turchia sta provvedendo ad ultimare e che potrà accogliere 80.000 persone, secondo quanto dichiarato dal primo ministro turco Mehmet Simsek. Molti finiranno certamente catturati dal regime di Assad o dai suoi alleati, accusati di essere militanti ribelli, o meglio dei “terroristi” (termine talmente generico che è perfetto per le esigenze di un regime che da decenni reprime con violenza ogni tipo di dissenso), torturati, giustiziati. Altri resteranno ad Aleppo. Ma la maggior parte dovrà abbandonare la Siria, dopo aver miracolosamente resistito a 7 anni di sanguinosa guerra civile: a Damasco, oggi l'unica città davvero sicura in Siria (e nemmeno tutta la città), non c'è più spazio ed è probabile che i profughi di Aleppo vengano dislocati in più campi profighi, tra Libano, Giordania, Turchia. Forse Iraq, forse Israele. Forse l'Europa o il nord America, chissà. Una diaspora di proporzioni inimmaginabili.
Altri resteranno nei paraggi di Aleppo: la prima tappa della maggior parte dei profughi in fuga dalla città sarà smistata presso l'Hamadaniah Stadium di Aleppo, in una zona controllata dalle forze del regime. 
La mattina del 15 dicembre al-Jazeera, citando Ibrahim Abu Allaith dei White Helmets siriani presenti ad Aleppo, ha dato la notizia circa l'uccisione di alcune persone da parte delle “milizie fedeli al Presidente siriano Bashar al-Assad”, che avrebbero aperto il fuoco su un convoglio di sfollati evacuati dai territori ancora controllati dai ribelli: almeno una persona sarebbe stata uccisa ed altre quattro ferite, tra le quali ci sarebbe un medico. Ma fino ad ora la Croce Rossa non ha segnalato alcuna violenza, ed anzi sottolinea come le cose stiano procedendo per il meglio.
Una prima intesa era stata raggiunta il 13 dicembre ma con scarsi risultati, che avevano fatto temere al mondo una ripresa ancor più violenta dei bombardamenti: “Non avete nemmeno un po' di vergogna?” ha tuonato Samantha Power, ambasciatrice americana all'ONU, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza il 14 dicembre. “Il regime di Assad, la Russia e l'Iran, le vostre forze e milizie per procura, stanno perpetrando crimini violenti. I vostri barili bomba, i mortai, gli attacchi aerei hanno permesso alle milizie di circondare decine di migliaia di civili ad Aleppo, come in un cappio. Tre membri delle Nazioni Unite contribuiscono a stringere un cappio al collo dei civili. […] Non c'è davvero nulla che vi faccia provare vergogna?” ha detto Power guardando negli occhi l'ambasciatore siriano all'ONU mentre l'omologo russo Vitaly Churkin, ironizzando sull'intervento della collega americana, l'apostrofava così: “Sei per caso Madre Teresa?”, ribadendo le accuse a USA, Francia e Gran Bretagna di aver contribuito a creare Daesh.
Proprio oggi Brita Hagi Hasan, sindaco di Aleppo est, informerà sulla situazione in città nel corso di un vertice a Bruxelles i membri del Consiglio Europeo, che sembrerebbero concordi nel voler minacciare eventuali sanzioni contro la Russia proprio per la mattanza delle ultime settimane. Secondo l'AFP è già pronta una prima bozza per una dichiarazione che “condanna con forza” l'assalto del regime siriano e della Russia ad Aleppo, invitandoli a consentire l'arrivo di aiuti ad Aleppo. Una dichiarazione decisamente intempestiva, vecchia ancor prima di essere pubblicata, e che mostra soltanto come l'Europa sia incapace di agire, in campo internazionale, in tempi e modi efficaci.
I civili, dopo i terribili mesi della battaglia finale seguiti a quelli altrettanto terribili di resistenza contro il regime, una resistenza che ha distrutto le vite dei 2 milioni di persone che vivevano ad Aleppo fino a 7 anni fa, sono pronti alla partenza: preferiscono una prospettiva di vita in un campo profughi piuttosto che restare nella Grozny siriana“Sotto ogni edificio distrutto ci sono intere famiglie sepolte con tutti i loro sogni e le loro speranze da Assad e dai suoi alleati” si legge in arabo sul rudere di un palazzo crollato ad Aleppo est, scritto con una bomboletta spray di colore nero dai ribelli in fuga: “Torneremo Aleppo! I nostri edifici distrutti sono la testimonianza della nostra resistenza” si legge su un altro muro.
L'evacuazione di Aleppo, la ripresa dei quartieri in mano ai ribelli da parte dei lealisti, non rappresentano la vittoria finale. Tantomeno la fine della guerra civile. Sono l'ennesimo punto di passaggio, uno dei capitoli paradossalmente più positivi per i civili siriani che da 7 anni soffrono un dramma umanitario enorme: nelle ultime settimane, stretti tra l'incudine e il martello (le violenze del regime e quelle dei ribelli, come ha descritto anche Robert Fisk sull'Independent pochi giorni fa: civili usati come scudi umani, gistiziati, bloccati nelle zone assediate dalle falangi ribelli). L'evacuazione di Aleppo significa che l'opposizione ad Assad cede il controllo della città al nemico ma questo in alcun modo viene visto come una resa. La guerra durerà ancora molto...
(Internationa Business times)

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