Come si vive in Iraq 10 anni dopo la morte di Saddam...






Washington - Sono trascorsi 10 anni da uno degli anniversari meno gloriosi della storia recente: l'impiccagione di Saddam Hussein, il cui spettro pesa ancora come un 'memento' del fallimento Usa in Iraq, dove era andati per "esportare la democrazia" e hanno creato il caos, terreno fertile per gruppi terroristici come Isis. La fine del raiss iracheno - solo formalmente decisa da un tribunale di Baghdad ma con il placet di Washington - innescò il processo di dissoluzione dell'Iraq avviato dall'emissario Paul Bremer che decise come prima mossa di sciogliere sia l'esercito che il partito Bath, gli unici elementi unitari dell'Iraq. Quando Saddam venne impiccato il 30 dicembre 2007 l'allora presidente George W. Bush sapeva che l'invasione dell'Iraq, che era già costata la vita a 3.000 soldati, non aveva portato ai progressi sperati.

Saddam Hussein: dall'inizio alla fine in 20 mosse 

(da AsiaNews)
  • 28 aprile 1937 - Nasce nel povero villaggio al-Awja vicino Tikrit, 150 km a nord di Baghdad. 
  • Luglio 1968 – Partecipa al colpo di Stato che rovescia il presidente Abdul-Rahman Aref e porta il Partito Baath di nuovo al potere. E’ ormai il numero due del partito, dopo il generale Ahmed Hassan al-Bakr.
  • 16 luglio 1979 – Prende il potere dopo che il presidente Ahmed Hassan al-Bakr è messo da parte. 
  • 22 settembre 1980 – Inizia la guerra contro l’Iran della Rivoluzione islamica. Durerà 8 anni e l’Iraq avrà 200mila morti e centinaia di migliaia di feriti.
  • 16 marzo 1988 – L’esercito iracheno lancia un attacco chimico contro la città kurda di Halabja, uccidendo circa 5mila persone.
  • 20 agosto 1988 – E’ dichiarato il cessate-il-fuoco ufficiale nella guerra con l’Iran. Continua la campagna contro i kurdi. 
  • 2 agosto 1990 – Invade e dichiara di annettere il Kuwait, accusandolo di tenere basso il prezzo del petrolio. 
  • 17 gennaio 1991 – Attacchi aerei degli Stati Uniti e altri Paesi sull’Iraq e il Kuwait occupato. La “Guerra del Golfo” termina il 28 febbraio con la cacciata delle forze irachene dal Kuwait. Incoraggiati dalla sconfitta dell’esercito, si rivoltano gli sciiti dell’Iraq meridionale. Ma le potenze occidentali non intervengono e Saddam stronca la rivolta. 
  • Agosto 1995 – I mariti delle sue due figlie minori lo lasciano e fuggono in esilio. Sei mesi dopo accettano l’amnistia e tornano in Iraq. In pochi giorni le mogli ottengono il divorzio e i due sono assassinati in una sparatoria.
  • 2000 – Il neoeletto presidente Usa George W. Bush aumenta la pressione contro Saddam. Washington chiede con sempre maggiore insistenza un “cambio di regime”. Dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 l’Iraq sarà messo tra gli “Stati canaglia”.
  • Novembre 2002 – Gli ispettori Onu tornano in Iraq per cercare armi proibite. Il Paese distrugge parecchi missili e dice di avere neutralizzato le riserve di antrace. L’ispettore Hans Blix concluderà che l’Iraq collabora e che non ci sono prove di nuovi programmi per l’armamento, ma non convincerà Stati Uniti e Gran Bretagna.
  • 20 marzo 2003 – Forze degli Stati Uniti e di altri Paesi iniziano la guerra contro l’Iraq.
  • 9 aprile 2003 – L’esercito Usa conquista Baghdad e pone fine al potere di Saddam dopo 30 anni. Il dittatore è scomparso.
  • 22 luglio 2003 – Due figli di Saddam, Uday e Qusay, sono uccisi dai soldati Usa durante una sparatoria a Mosul.
  • 14 dicembre 2003 – Saddam è catturato. 
  • 30 giugno 2004 – Saddam è consegnato alle autorità irachene, dopo la nomina del governo ad interim del primo ministro Iyad Allawi.
  • 19 ottobre 2005 – Inizia il processo contro Saddam, accusato di crimini contro l’umanità per l’uccisione di 148 sciiti a Dujial nel 1982 dopo un fallito attentato contro di lui. Si dichiara “non colpevole”. Contesterà sempre la legalità della procedura
  • Agosto 2006 – Inizia il processo per crimini di guerra nella campagna “Anfal” durante la quale nel 1988 furono uccisi decine di migliaia di kurdi.
  • 5 novembre 2006 – A Baghdad il tribunale lo dichiara colpevole per crimini contro l’umanità e lo condanna a morte per impiccagione, per l’assassinio dei 148 sciiti d Dujail. Condannati anche il fratellastro ed ex capo della polizia segreta Barzan al-Tikriti e l’ex giudice capo del Tribunale rivoluzionario Awad Hamed al-Bandar.
  • 26 dicembre 2006 – In appello è confermata la condanna a morte.
  • 30 dicembre 2006 – All’alba è eseguita la condanna di morte.

La democrazia che Bush e la sua cerchia neo-con volevano esportare si trasformò in un incubo di sanguinarie lotte interconfessionali fatte di vendette tra la maggioranza sciita, vittima di Saddam, e la minoranza sunnita, al potere nei suoi anni di regime. Il tutto portando al potere gli sciiti che alla fine hanno subito e subiscono più l'influenza dell'Iran, culla dello sciismo, che degli Stati Uniti. In sintesi un fallimento totale contando anche il fatto che le vendette degli sciiti hanno alimentato il risentimento dei sunniti, creando il terreno di coltura di Isis. Non solo. Il fallimento in Iraq ha anche condizionato il presidente Barack Obama che decise nel 2011 di riportare a casa precipitosamente tutte le truppe Usa da uno Stato ancora debole, dando spazio agli estremisi e ai regolamenti di conti.
Non solo. Lo spinse - malgrado le celebri "linee rosse" che Bashar Assad non avrebbe dovuto varcare e che invece oltrepassò incurante delle sterili minacce di Obama - a non intervenire mai in Siria e oggi paga la prudenza e la riluttanza ad agire vedendo gli Usa scavalcati e marginalizzati dai nuovi protagonisti in Siria: Russia, Iran e Turchia. Sono questi tre Paesi, con la centro Mosca, ad aver concluso quella tregua che Washington, l'Onu, l'Ue hanno inseguito vanamente per anni...
(AGI)

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