#Aleppo, riparte l'esodo: oltre mille evacuati...




Dopo molti rinvii, gli autobus e le ambulanze lasciano i quartieri ribelli riconquistati dal regime. Ma in molti temono che la strategia di Assad sia quella di concentrare gli oppositori in alcune zone precise per combatterli con più facilità.



Oltre 1.000 persone sono state evacuate lunedì mattina, dopo forti ritardi, dalle ultime aree controllate dai ribelli ad Aleppo: lo hanno reso noto fonti mediche.
EVACUATI VILLAGGI SCIITI. In contemporanea con la ripresa del trasferimento dei civili da Aleppo Est, dieci autobus hanno portato in salvo stamane i civili asserragliati nei villaggi sciiti di al-Foua e Kefraya, assediati dai miliziani anti-Assad. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), organizzazione con sede in Gran Bretagna. L'evacuazione dei feriti e di altri civili da questi due villaggi sciiti era una pre-condizione, posta dal governo di Damasco e dai suoi alleato russi e sopratutto iraniani, per completare le operazioni di sgombro da Aleppo Est.
LA PAURA DI RAPPRESAGLIE E LA STRATEGIA DI ASSAD. Sono due le motivazioni principali dietro all'evacuazione di massa della città: da un lato, la parte di popolazione che in questi anni ha vissuto sotto il governo delle opposizioni teme ripercussioni da parte del regime e cerca di ricongiungersi ad altri gruppi di ribelli. Inoltre, molti dei quartieri in cui la gente abitava sono stati distrutti dai bombardamenti, e finalmente molte famiglie hanno la possibilità di lasciare una città in cui erano costretti per paura delle forze assedianti.
NELLA TRAPPOLA DI IDLIB. D'altra parte, aspetto non meno importante, è lo stesso presidente Bashar al Assad a spingere all'evacuazione. Il dittatore non vuole che la ribellione si trasformi in guerriglia e cerca di sgombrare Aleppo dagli uomini che ritiene ancora ostili. La maggior parte di loro è direttta a Idlib, centro ancora in mano alle opposizioni che rischia di diventare il futuro centro dello scontro. La tattica di Assad in questo momento è quella di concentrare il più possibile le forze a lui ostili, in modo da aver maggior controllo sul territorio che controlla. Da Aleppo, Damasco, Homs e ovunque in Siria ai ribelli viene offerto di trasferirsi a Idlib, che secondo molti analisti rischia di trasformarsi in una grossa trappola.
                                  
L'OCCIDENTE RESTA FUORI. Mentre ad Aleppo prosegue l'esodo, sui tavoli delle trattative è ormai chiaro che il conflitto siriano non è questione su cui la parola dell'Occidente conti qualcosa (se mai ha contato). Due incontri triparti sulla questione siriana e, in particolare, per discutere del dopo-Aleppo si svolgeranno martedì a Mosca tra rappresentanti degli Esteri e della Difesa di Russia, Iran e Turchia. Lo riferisce la tv panaraba al Mayadin, vicina all'Iran, che cita fonti basate a Teheran. Proprio l'Iran, secondo la tv, ha chiesto un incontro a Mosca con rappresentanti russi e turchi. Il primo incontro vedrà la partecipazione dei ministri della Difesa dei tre Paesi; il secondo sarà invece riservato ai responsabili della diplomazia di Ankara, Mosca e Teheran. Già da lunedì sono in corso contatti telefonici tra le parti alla vigilia delle due riunioni.
TELEFONATA PUTIN-ERDOGAN. Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan hanno discusso della situazione e degli eventuali «negoziati tra il governo siriano e la cosiddetta opposizione moderata ad Astana», capitale del Kazakistan. «Le parti», recita un comunicato del Cremlino, «hanno espresso mutua soddisfazione per lo stretto coordinamento tra Russia e Turchia per promuovere una soluzione del conflitto siriano. I due presidenti si sono detti d'accordo per continuare i contatti su questa scia». Sabato il presidente kazako Nursultan Nazarbayev, in una conversazione telefonica con Putin ed Erdogan, si è detto pronto a ospitare ad Astana le trattative tra il governo siriano di Bashar al Assad e le forze di opposizione. Negli ultimi anni i colloqui tra le parti si sono sempre svolti in Svizzera...
(Lettera 43)

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