Scontri per una scimmia che toglie il velo a una ragazza: 21 morti in Libia...




L'episodio ha scatenato la faida tra due tribù di Sahaba che si odiano da decenni


                                                          Miliziani anti-Gheddafi durante i giorni della ribellione



La scimmia è un pretesto. Perché in realtà le rivalità tra città, fazioni e tribù sono le principali responsabili in Libia del caos che avvolge il paese dopo la rivolta contro Gheddafi: è stato il gesto dispettoso di una scimmia, che ha tolto il velo ad una ragazza, la scintilla che ha innescato una spirale di violenza inaudita tra tribù rivali del sud della Libia. Almeno 21 morti e oltre 60 feriti, tra cui donne e bambini, il bilancio di quattro giorni di combattimenti esplosi la scorsa settimana a Sabha.
Il tutto è iniziato - riportano i media locali - dopo l'aggressione di una scimmietta, che apparteneva ad un commerciante della tribù Gaddadfa (quella dell'ex rais Muammar Gheddafi), contro una scolaresca di ragazze che passava davanti al suo negozio. L'animale ha strappato il velo ad una giovane, l'ha graffiata e morsa al viso. Un gesto inconsulto che ha rotto i già fragili equilibri tra le due comunità. Immediata la reazione dei familiari della giovane della tribù Awlad Suleiman che hanno imbracciato le armi e ucciso tre membri dell'opposta comunità insieme al piccolo animale.
Ma nei giorni seguenti all'incidente la situazione è degenerata. Le due tribù sono passate alle maniere forti e si sono affrontate - scrive la Bbc online - con carri armati, razzi, colpi di mortaio e altre armi pesanti, causando una vera e propria strage. «La situazione è molto brutta - ha affermato il deputato Ibrahim Mesbah el Hadi al portale Alwasat - mancano gli equipaggiamenti necessari all'ospedale e le scuole sono chiuse». Secondo la stessa fonte il Consiglio presidenziale avrebbe inviato un aereo per curare i feriti ed è in procinto di mandare una forza per mantenere la sicurezza e aiutare i capi tribù a riconciliarsi.
Da diversi anni i rapporti tra le due comunità sono contraddistinti da forti tensioni. Contrasti che investono anche altri gruppi come quello esploso violentemente lo scorso anno tra i tuareg ed i tebu nel sud-est. Dalla caduta di Gheddafi nel 2011 Sabha è diventato uno dei centri "specializzati" nel commercio illegale per il traffico di armi e di migranti. In altre parole quasi una terra di nessuno, dove mancano efficienti controlli di sicurezza da parte delle autorità centrali.
Si tratta di una guerra civile che spassa spesso inosservata di fronte ai conflitti che invece esasperano il nord del Paese dove sono attivi i gruppi legati all'Isis o che si riconoscono in al Qaida, che si affrontano oramai quotidianamente con le forze di Tripoli e quelle del generale Khalifa Haftar...

(Globalist)


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