Londra, capitale del riciclaggio di denaro sporco dal Medio Oriente...



‘PECUNIA NON OLET’ DETTO IN INGLESE: LONDRA RICICLA TUTTO –
Il ruolo del Regno Unito nella pulizia denaro sporco proveniente dal Medio Oriente. Un nuovo rapporto di Transparency International valuta che tra 36 e 90 miliardi in sterline di denaro sporco viene lavato nel centro finanziario globale di Londra. ‘Pulizie di primavera’, è il titolo del rapporto di denuncia sul ruolo del Regno Unito nel riciclaggio di ricchezza sporca dagli stati della primavera araba»



«Spring Cleaning: How unexplained wealth orders could have helped the UK’s role in laundering corrupt wealth from Arab Spring states». Pulizie di primavera denunciate a fine autunno. Il rapporto pubblicato oggi, 25 novembre, da Transparency International nel Regno Unito sul riciclaggio di denaro sporco proveniente dal Medio Oriente.
Somme tra i 36 e i 90 miliardi in sterline di denaro sporco che viene lavato nel centro finanziario globale di Londra. Gran parte di questa enorme cifra sarebbe arrivata dal Medio Oriente e da Paesi comunque travolti da sanguinose rivoluzioni e guerre feroci.
Il rapporto mostra in modo inequivocabile come la Gran Bretagna avrebbe potuto e dovuto fare di più per assicurare che -testuale- «I leader corrotti in Siria, Egitto e Libia e le loro famiglie non potessero nascondere i loro miliardi rubati in Gran Bretagna».
Ma tutto era troppo facile e il meccanismo del riciclaggio troppo oliato. Con abili professionisti che hanno creato società di comodo nei ‘territori d’oltremare’, vedi le Isole Vergini Britanniche, per riciclare il bottino, e banche e avvocati e agenzie immobiliari a non fare domande e a guardare dall’altra parte mentre cambiavano di mano le proprietà più lussuose di Londra.
I ladri comprano senza tirare sul presso, mentre chi vende insiste a considerarsi soltanto persona in affari.
Assad, Mubarak e Gheddafi
Esempio, sempre ‘Trasparency’, la ricchezza personale stimata di Bashar al-Assad nel 2012 era vicino a 1 miliardo di sterline, quello della famiglia Assad di quasi 5 miliardi. La maggior parte di quelle ricchezza è ormai fuori della Siria e in gran parte sarebbe arrivata nel Regno Unito.
Il rapporto descrive inoltre la facilità con cui famiglie ed ex alti funzionari di governo dei regimi di Mubarak e Gheddafi abbiano usato denaro riciclato in acquisti immobiliari a Londra e in altre parti del Regno Unito. Ma quasi nulla è stato mai sequestrato.
Sola eccezione palazzo di un nord di Londra di proprietà del figlio di Gheddafi Saadi, del valore di 10 milioni di sterline.
Non è certo facile seguire i percorsi del denaro sporco, ammette il rapporto. I ‘magheggi’ alla Harry Potter di chi nasconde -testuale (the aforementioned offshore companies with near Harry Potter-like magical powers to conceal), e l’incapacità dei governi post-rivoluzione nel fornire prove sufficienti per giustificare un’indagine britannica.
Considerazione preoccupante: “Nel caso dell’Egitto, è crescente preoccupazione che la corruzione in stile Mubarak sia di nuovo fiorente sotto el-Sisi, e in Libia a causa della situazione caotica in cui non si capisce quale sia in governo realmente in carica”.
Le ricchezza inspiegabili
Anche se il rapporto di Transparency International fa una serie di raccomandazioni per contratare il fenomeno, a Londra sembra prevalere il fare comunque affari. Eppure il meccanismo di contrasto sarebbe anche facile. Un esempio testuiale: “Un ministro di un paese notoriamente corrotto, diciamo lo Yemen (lo dicono loro), acquista improvvisamente per milioni di sterline un palazzo nell’ultra ricco quartiere Hampstead di Londra. Come può permettere?
La ricchezza inspiegabile del ministro avrebbe dovuto suscitare almeno la curiosità del ‘Serious Fraud Office’ e della ‘National Crime Agency’.
Non ci sarebbe voluto molto alla Gran Bretagna per inviare il messaggio che il Regno Unito era seriamente intenzionato a limitare il flusso di denaro sporco nel paese. Ma così non è stato.

Monito finale
«Why not take one small step to show that despite our many failures to support the legitimate aspirations of people sorely afflicted by corrupt despots and brutal wars, we really do have a sense of fair play and a moral compass that says no to dirty money».
«Perché non fare un piccolo passo per dimostrare che, nonostante i nostri molti fallimenti per sostenere le legittime aspirazioni di persone gravemente colpite da despoti corrotti e da guerre brutali, esiste davvero un senso di giustizia e di una bussola morale che dice no al denaro sporco».
Già, perché non è accaduto finora e non accadrà domani tanto facilmente?
Ognuno dia la sua risposta...

(RemoContro)

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