"Bimbi del Califfato", a Mosul un esercito di apolidi senza futuro...






 (askanews) - Che fine faranno i "figli del Califfato" nati nella roccaforte irachena dello Stato Islamico (Isis) Mosul, una volta liberata questa grande città nel mirino dal metà ottobre di una vasta offensiva delle forze di Baghdad? E' il quesito che si pongono oggi diversi media arabi che temono un "esercito di apoliti, senza patria, senza rifugio e senza alcuna nazionalità", come titola la tv satellitare al Jazeera.
Secondo una stima fatta lo scorso marzo dalla Fondazione Gulliam, istituto di ricerche sull'estremismo, nel periodo tra agosto 2015 e febbraio 2016 nella sola città di Mosul, "si stimava ci fossero non meno di 31mila donne incinte". Con conseguenti parti, quindi un numero impressionante di bimbi nati, ma spesso non dichiarati alle autorità del Califfato. Nè registrati, per timore dei genitori di essere tacciati come "collaborazionisti" dei terroristi, come afferma un abitante di Mosul, che ora si trova in un campo d rifugiati ad Est del capoluogo che ha due figli "non dichiarati", riferisce al Jazeera.
La stessa emittente fa notare tuttavia che molti bambini sono nati da rapporti consumati con donne da combattenti stranieri, che magari sono rimasti uccisi in battaglia.
Balqis Wael, ricercatrice che collabora con Human Rights Watch, ritiene che la questione più complicata che dovranno affrontare i "bambini del Califfato è che "la maggior parte di questi sono oggi senza documenti d'identità". La ricercatrice afferma di aver appreso da Ong femminili irachene impegnate nei diritti umani che "molte amministrazioni irachene hanno rifiutato di registrarli con il pretesto di essere nati da padri che combattono nelle file dell'Isis", come riporta il sito iracheno "Akbar Alaan" che pone un ulteriore, inquietante domanda: "Rimane una questione ancora più grave: L?Isis risparmierà la vita agli altri bambini di Mosul, oppure vorrà usarli come bombe umane per fermare l'esercito iracheno"?...

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