I miliziani dell’Isis tirano a sorte per chi muore martire...




Nei canali Telegram del gruppo terroristico diffuse le immagini due giovani che fanno pari e dispari per chi morirà in missione suicida


Non è la prima volta che nei canali di propaganda di Isis, gli stessi dove per due anni sono state postate decapitazioni e orrori, viene fatta dell’ironia sulla morte. Un filmato in cui i miliziani scherzavano sulle schiave yazide ridendo sguaiatamente fece il giro del mondo. Ora, argomento di battute e scherzi sono diventate le missioni suicide. Le stesse in cui Isis sta impiegando ragazzini e giovani.




Autore della macabra ironia questa volta è Mustafa al Iraqi, nickname dietro cui si cela un sostenitore del gruppo jihadista. Sul suo canale Telegram che raccoglie 1082 iscritti, ieri ha postato una sequenza di immagini. Nella prima vengono mostrati due giovani. Uno dei due, il più giovane ha indosso un giubbetto all’apparenza imbottito di esplosivo. E si mostra sorridente, come spesso fanno i martiri dell’Isis. Nella didascalia si legge: «Questi due fratelli hanno avuto una disputa per chi andrà in missione suicida». Nell’immagine successiva viene mostrata una sequenza di mani impegnate in un gioco simile a pari o dispari. Poi, nell’ultimo fotogramma, il giovane con indosso il giubbotto ne abbraccia un altro e sorride. Forse è felice perché ha vinto la possibilità di partecipare alla missione suicida. Nella seconda didascalia, si legge: «Ecco come hanno risolto la disputa». Poi un emoticon con il sorriso.
In questi giorni il numero di attentanti kamikaze condotti dalle forze fedeli ad Al Baghdadi è salito, in particolare a Mosul, come mostrano anche i bollettini diffusi dalla propaganda jihadista. E non sono pochi i giovani e giovanissimi reclutati come Istishadi (martiri) contro le forze peshmerga o irachene impegnate nell’offensiva per liberare il bastione dello Stato Islamico. Secondo il generale americano Gary J. Volesky, comandante in capo delle truppe di terra della coalizione internazionale guidata dagli Usa nonché massima autorità militare alleata di stanza in Iraq, sono ancora 3.500-cinquemila i miliziani asserragliati al momento nella città contesa. Di questi sarebbero destinati a rimanere fino alla fine solo i cosiddetti «foreign fighters», originari cioè non della regione mediorientale ma di altre aree, e in particolare dei Paesi occidentali: per loro Mosul sarebbe in sostanza destinata a diventare al tempo stesso una trappola e l’estremo baluardo, perché altri posti dove andare non ne hanno. Il presidente francese Hollande, invece, aprendo il summit ministeriale a Parigi sul futuro della città irachena di Mosul ha avvertito del pericolo che molti miliziani si spostino dalla città irachena a Raqqa, il bastione dell’Isis in Siria....
(Corriere della Sera Esteri)

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