La nuova vecchia intesa tra Italia e Libia...




Italia e Libia si accordano su frontiere, migranti, interventi militari e petrolio ma l’accordo non è da rendere noto al pubblico. La nuova intesa non è così diversa da quella tra Berlusconi e Gheddafi del 2008. Intanto l’Italia è il primo paese a voler riaprire l’ambasciata in Libia dal 2011.


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Cambiano i governi ma le mani continuano a stringersi tra Italia e Libia. I due paesi trovano una nuova intesa per combattere «insieme» gli scafisti, il terrorismo, «i traffici illeciti, dalla droga agli idrocarburi». In cambio, il governo italiano promette aiuti di ogni genere: mezzi navali, supporto via terra, strumenti, formazione, soldi. Non sono da sapere ancora i particolari ma il ministro dell’interno italiano, Marco Minniti è a Tripoli per chiudere l’accordo in via ufficiale con Fayez al Serraj, capo del governo di unità nazionale libico.
La conferenza stampa di Minniti ha reso noto in via generale i punti dell’intesa: “Tenendo conto degli accordi già fatti tra Italia e Libia, uno nel 2008, l’altro più recente nel 2012, abbiamo comunemente deciso di raggiungere un accordo nei tempi più brevi possibili, che consenta a Italia e Libia di combattere insieme gli scafisti”. Dunque, l’Italia deve prima di tutto aiutare la Libia a chiudere il confine meridionale del paese con il Niger dove transitano i migranti che entrano nll’Africa subsahariana.
Qualcosa di nuovo
Non poteva mancare il nuovo ambasciatore dell’Italia a Tripoli, Giuseppe Perrone, che il 10 gennaio ha presentato le credenziali per la riapertura dell’ambasciata, si tratta della prima sede diplomatica di un paese occidentale a riaprire i battenti nel paese dopo la guerra civile iniziata nel 2011 con la fine di Muammar Gheddafi.
Qualcosa di vecchio
L’accordo tra l’esecutivo di Gentiloni e il governo di unità nazionale libico sui migranti dovrebbe essere simile agli accordi che i precedenti ministri dell’interno hanno firmato in passato con l’ex colonia: quello del 2008 di Roberto Maroni guidato da Silvio Berlusconi e quello del 2012 di Anna Maria Cancellieri. Il primo accordo portava la firma del “colonnello” Gheddafi e fu molto criticato in quanto prevedeva che l’Italia versasse alla Libia cinque miliardi di dollari in aiuti, in cambio del pattugliamento costante della costa per impedire ai migranti di partire costringendoli alla detenzione arbitraria, alla tortura e a maltrattamenti. Ciò nonostante, nel 2012 Roma ha rinnovato l’accordo con Tripoli, sottoscritto dall’allora ministra Anna Maria Cancellieri, che prevedeva il controllo delle frontiere meridionali della Libia e l’addestramento delle forze di polizia di frontiera locali.

La differenza con il progetto attuale è che l’attuale governo libico non ha un controllo completo ed efficace sul territorio oltre la capitale. Intanto l’Italia sembra procedere verso un impegno militare concordato con le forze europee nelle acque internazionali in prossimità della Libia e non è da escludere un futuro travalicamento dei confini marittimi nonostante i dubbi di al Serraj...

(RemoContro)

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