Pena di morte, la Cina ha ammazzato il giovane che si era vendicato per amore...




Jia Jinglong, simbolo dell'ingiustizia, condannato a morte per aver ucciso il capo villaggio che gli aveva fatto distruggere la casa dove doveva sposarsi.



Jia Jinglong, un contadino della provincia settentrionale di Hebei, è stato messo a morte il martedì per l'omicidio di un funzionario del Partito Comunista, il suo capo villaggio,  incolpato di avergli distrutto la sua vita. Jia Jinglong è colpevole di un crimine orribile, un omicidio passionale, ma questo non ha impedito al governo di Pechino la valanga di critiche. In un paese in cui la pena di morte certo non fa notizia. Come riposta il Guadian, gli avvocati di Jia non contestano infatti la sua responsabilità per l'uccisione del funzionario 55enne, ma invece ha cercato di dipingerlo come la vittima di un sistema giudiziario ingiusto e inefficace che in Cina non è mai dalla parte dei poveri, Anzi. 

Jia Jinglong, infatti era diventato un simbolo. La storia di Jia era quella tragica di un povero contadino di provincia colpevole di un crimine per amore, per vendetta. Ma anche vittima dell'avidità del Don Rodrigo della situazione. Il capo villaggio infatti, aveva bisogno del pezzetto di terra dove viveva Jia,  per costruirci su un appartamento. La famiglia del ragazzo si era piegata al sopruso, visto che inchieste successive hanno provato i maneggi amministrativi del capetto. Jia no, e da allora era praticamente impazzito quando la demolizione era andata avanti. Un ragazzo distrutto: la fidanzata che lo lascia, il lavoro perso, la testa ormai completamente fuori. Fino a prendere una sparachiodi e scaricarla sull’uomo che, pensava, gli aveva distrutto la vita.


Foto: la sorella di Jia Jinglong Jia Jingyuan, ha detto che le malefatte subite erano in subita anche da molti altri cittadini. Nomaan Merchant / AP

Pechino, secondo Amnesty International, uccide per legge più di tutti gli altri paesi messi insieme. Ma l’esecuzione di Jia Jinglong non aggiunge soltanto un numero alla fila interminabile dei condannati che nel 2013, ultimi dati disponibili, ha raggiunto la cifra record di 2400 persone. Il caso era stato l’ennesimo a sollevare le proteste di giuristi ed esperti, tiepidamente condivisa perfino dai giornali di partito come Global Times, quando il 18 ottobre era arrivato il via libera all’esecuzione, e il ragazzo era diventato l’ennesimo dead man walking.


(Globalist)

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