I fascisti di Casapound minacciano la finanza: "un bagno di sangue se ci sgomberate"...


Saltata la perquisizione ordinata dalla Corte dei Conti, che indaga per danno erariale, nel quartier generale dei fascisti del terzo millennio occupato abusivamente dal 2003. Il silenzio di Salvini.

                                                               Davide Di Stefano

"Se entrate sarà un bagno di sangue". Questa la minaccia di CasaPound alla Guardia di finanza che, come concordato da tempo, si è presentata nel quartier generale dell'organizzazione di estrema destra a Roma per sgomberare i locali occupati abusivamente dal 2003. Minacce che hanno fatto saltare lo sgombero rinviato a data da destinarsi per evitare tensioni con tanto di strette di mano tra i fascisti del terzo millennio e la Digos.

Una vicenda che ha lasciato senza parole, almeno fino ad ora, il ministro dell'Interno e leader della Lega Matteo Salvini. La Guardia di finanza ha provato ad accedere ai locali di proprietà del Demanio occupati da CasaPound con l'obiettivo di determinare i danni causati al pubblico erario dall'occupazione partita 15 anni fa del civico 8 di via Napoleone III. Tentativo respinto e concluso con una serie strette di mano tra i militanti del partito di estrema destra e gli agenti della Digos in borghese inviati sul posto dalla questura per mediare e arginare possibili disordini.

"Se entrate sarà un bagno di sangue", così i militanti di Casapound hanno accolto ieri pomeriggio le Fiamme Gialle fuori dallo stabile di via Napoleone III. I locali della palazzina, di proprietà del Demanio, sono stati occupati abusivamente dai neofascisti dal 27 dicembre del 2003 e la Guardia di Finanza, su ordine della Corte dei Conti, aveva il compito di verificare i danni erariali derivati da questa presa coatta dell'ufficio in pieno centro a Roma.
E invece, per il momento, nulla è stato fatto. Anzi, dopo le minacce iniziali c'è stata la stretta di mano tra Davide Di Stefano, fratello di Simone, uno dei leader di CasaPound, e alcuni funzionari della Digos che ha sancito il mancato intervento dei militari.

Stando a quanto dichiarato da Simone Di Stefano, nel palazzo di sei piani - con al suo interno 60 locali - vivrebbero alcune famiglie italiane rimaste senza un tetto. I mancati controlli erano stati disposti per ottenere le misure catastali, le misurazioni planimetriche degli spazi comuni e la ricostruzione della storia di questa occupazione. Ma tutto ciò non è stato fatto, facendo esultare il numero uno di Casapound, Gianluca Iannone, che ha commentato: "Non c'è stata nessuna perquisizione".
La Corte dei Conti, però, sembra non volersi arrendere alle minacce dei fascisti di CasaPound e, nonostante la stretta di mano tra gli uomini in borghese della Digos e i rappresentanti della tartaruga, lo sgombero potrebbe andare avanti.
Per acquisire tutta la documentazione di cui hanno bisogno, dalle planimetrie degli spazi comuni e degli appartamenti ricavati all'interno dell'immobile fino ai dati catastali, e ricostruire la storia dell'occupazione i pm contabili si rivolgeranno altrove.

A caccia dei responsabili di uno spreco milionario, i magistrati per ora hanno messo in fila tutti gli sgomberi evitati da CasaPound. Prima con Alemanno sindaco, poi con la stesura della shortlist degli edifici occupati firmata nel 2016 dal prefetto Francesco Paolo Tronca. Lo stabile all'Esquilino è nell'elenco dei 93 immobili occupati abusivamente stilato dalla questura, non tra le 16 situazioni più critiche individuate dall'ex commissario del Campidoglio. Anche durante l'amministrazione Raggi il quartier generale di CasaPound, dopo essere finito all'ordine del giorno di uno dei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza per fare il punto sulla situazione degli sgomberi, è sparito dall'agenda del Campidoglio...

(Globalist)

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