L'uomo e il cagnolino che vivono sotto un ponte. Come fuggire dalla cattiveria dilagante...
Un racconto personale di Onofrio Dispenza, antidoto alla cattiveria di questi tempi.
Onofrio Dispenza
"E il tuo cucciolo, dove l'hai lasciato?". "A casa, fa troppo caldo…". Stordito dalla cattiveria dilagante della pattumiera sfondata dei social, vado al piccolo supermercato di periferia, so che incontrerò l'amico col cagnolino. Questo mi regala un po' di pace. Prima di entrare e dopo essere uscito, ci scambiamo sempre qualche frase, parliamo del nostro comune amore per i cani. Mi verrebbe di parlargli della cattiveria che mi angoscia, mi freno perchè ho paura di raccogliere racconti di cattiverie subite. Lui se ne sta, ogni giorno, accovacciato, quasi in posizione fetale, sotto i portici, accanto all'ingresso del supermercato. Va via quando il negozio chiude. Il portico d'estate lo ripara dal sole, d'inverno dalla pioggia. Un cartone sotto il suo culo, un cartone per il suo cane. E parliamo di cani, della sua Romania, mi racconta del suo villaggio, delle montagne che lo circondano.
La chiacchierata si chiude con un paio di euro sul palmo della sua mano e una mia carezza al suo cucciolo. Lui, barba rossiccia e sorriso mite, non chiede mai soldi. Chi vuole, si avvicina a lui e lui ricambia con un sorriso: "Grazie, Signora!", "Grazie, Signore!". "Salutami il cucciolo - gli dico risalendo in auto - domani ti porto dei biscottini per lui...Dove abiti?".
"A La Celsa", mi risponde. A La Celsa non ci sono case, c'è solo una stazione del trenino che punta verso i paesini di Roma Nord. E ci sono viadotti e ponti. E sotto i ponti, uomini venuti da lontano, dall'Est e dal Sud del mondo. E' lì che c'è "la casa" del mio amico rumeno, col cucciolo di cane che aspetta di scodinzolargli...
(Globalist)











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