Al collasso i campi per i rifugiati Rohingya, si teme una epidemia di colera...
Nonostante la campagna di vaccinazioni partita il 10 ottobre. I timori degli operatori della Croce rossa per le condizioni igieniche in cui vivono i seicentomila rifugiati
La situazione nei campi che, in Bangladesh, ospitano i profughi Rohingya in fuga dalla Birmania, sono ormai vicini al collasso. La denuncia viene dalle organizzazioni umanitarie che si adoperano per migliorare le condizioni di oltre seicentomila rifugiati, che hanno raggiunto i campi nel Bangladesh dopo un viaggio spesso molto pericoloso.
I profughi vengono in maggioranza dallo Stato birmano di Rhakine, da dove la minoranza musulmana è stata costretta a fuggire dopo l'offensiva scatenata dall'esercito birmano che dice di avere reagito ad attacchi di gruppi terroristici.
Nei campi, come in quello di Palong Khali, nel sud del Bangladesh, quindi al confine con la Birmania, secondo gli operatori umanitari della Federazione internazionale delle Croce rosse, potrebbe scoppiare, ''come una bomba ad orologeria'', una epidemia di colera.
La Croce rossa ha impiantato un ospedale da campo a Kutupalong, dove si sta prestando soccorso ad un sempre più alto numero di profughi che accusano dissenteria, indicatore di una possibile edipemia di colera, che comunque non è stata ancora riconosciuta ufficialmente come tale. Anche se ormai gli stessi operatori riconoscono che il colera esploderà a breve, viste la spaventose condizioni igieniche dei campi, privi di latrine e di un sistema per la depurazione delle acque. Per prevenire l'epidemia, dal 10 ottobre è partita una campagna di vaccinazioni.
A Kutupalon c'è un centro dove i militari procedono all'identificazione dei profughi. Una operazione resa difficile dal fatto che, dal 1982, quando la giunta militare prese il potere in Birmania, i Rohingya sono stati privati della nazionalità, diventando la più grande comunità apolide al mondo...
A Kutupalon c'è un centro dove i militari procedono all'identificazione dei profughi. Una operazione resa difficile dal fatto che, dal 1982, quando la giunta militare prese il potere in Birmania, i Rohingya sono stati privati della nazionalità, diventando la più grande comunità apolide al mondo...
(Globalist)











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