Siria, a Raqqa Stati Uniti e Russia rischiano il confronto diretto. Altrove è caos totale...
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Sono oramai tutti sul campo gli attori principali che operano all'interno della guerra civile in Siria: l'avanzata curda per la presa di Raqqa, capitale del sedicente Stato Islamico, la durissima campagna militare su Aleppo e l'intero fronte nord caldissimo in queste settimane stanno costringendo le parti in causa a calare le carte in tavola.
La battaglia per la riconquista di Raqqa vede protagonisti i curdi, che via terra avanzano da nord verso sud sostenuti dall'aviazione americana e araba, mentre continuano sulla città i bombardamenti dirussi, siriani, francesi, americani e giordani. Da sud-ovest inoltre le forze della Repubblica Araba di Siria, sostenuti dalla Russia (che ha messo a disposizione l'aeronautica e le forze speciali), avanzano piuttosto velocemente verso la città di Tabqa, 55 chilometri a ovest di Raqqa, dove si trova un'importante base dell'aviazione siriana presa dagli islamisti di Daesh nell'estate del 2014. Le immagini dei foreign fighters fedeli al Califfo che prendevano in ostaggio e giustiziavano decine di membri dell'esercito siriano che non erano riusciti a darsi alla fuga dalla base aerea di Tabqa fecero in giro del mondo mostrando a tutti la potenza sul campo e l'orrore di cui erano capaci i mujaheddin di Daesh.
La manovra a tenaglia su Raqqa, da nord curdi e americani e da sud governo siriano e russi, potrebbe però avvicinare troppo le due parti, che “collaborano” nei fatti ma che in sostanza si considerano reciprocamente “nemici”, facendole entrare in conflitto tra loro. Un fatto che certamente non affievolirebbe molto l'azione contro Daesh, considerata prioritaria, ma che potrebbe rappresentare un pericoloso precedente che secondo il Telegraph sarebbe meglio evitare: in un momento in cui è fondamentale che entrambe le parti promuovano la pace queste rischiano di ritrovarsi a contatto mentre i soldati sono pieni di adrenalina e motivati dall'avanzata sulla capitale del Califfato.
Il governo di Damasco ha dimostrato già, anche in tempi recenti, di non essere in grado da solo di garantire la sicurezza nei luoghi che strappa a Daesh, non senza perdere il controllo di altri territori riconquistati altrove: l'esempio principe è, in tal senso, la conquista di Palmira, che di fatto ha rallentato non poco le manovre militari in altre zone della Siria. Sarà necessario per Assad che il Cremlino continui a sostenerlo ma quest'ultimo potrebbe anche decidere di spingere allo scontro con i curdi per osservare le reazioni di Washington: con le ultime mosse di Putin in campo militare ogni possibilità diventa plausibile, come plausibile è che questo problema se lo siano già posto sia i russi che gli americani e che abbiano avviato in tal senso una qualche trattativa.
Le ipotesi in campo non fugano quindi i dubbi su un possibile contatto tra forze USA e forze russe. Sempre sul fronte nord gli attacchi aerei americani sulle roccaforti di Daesh nella zona di Manbij, un centinaio di chilometri a nord-ovest di Aleppo, hanno quasi tagliato le linee di rifornimento degli islamisti, che da domenica 5 giugno si trovano in forte difficoltà nel rispondere agli attacchi americani. All'offensiva di Manbij partecipano anche i soldati francesi, come confermato all'Agence-France Presse dal Ministero della Difesa di Parigi giovedì 9 giugno 2016: le forze speciali avrebbero fornito armi e assistenza ai ribelli siriani mentre i Rafale francesi partecipavano agli attacchi aerei della coalizione a guida statunitense. La battaglia è considerata una chiave per tagliare definitivamente ogni legame tra i territori controllati da Daesh e la Turchia, i cui confini si sono rivelati essere decisamente porosi per il passaggio da una parte all'altra di numerosi foreign fighters: “La Francia è in guerra” aveva dichiarato Francois Hollande al Parlamento qualche giorno dopo gli attentati di Parigi di novembre 2015.
Nel sud della Siria invece sono le forze speciali britanniche ad operare accanto ai ribelli del Nuovo Esercito Siriano (NSA) nella zona del campo di al-Tanf, al confine con la Giordania, dove gli inglesi hanno il comando. Nel mese di maggio i ribelli della NSA hanno strappato al-Tanf agli uomini dello Stato Islamico e oggi lottano duramente per mantenere la posizione: secondo il luogotenente Mahmoud al-Saleh le forze speciali britanniche hanno fornito aiuto logistico ai ribelli durante gli incessanti martellamenti dei mortai e degli RPG degli uomini legati a Daesh.
Secondo quanto ha riportato il giornale inglese The Times gli inglesi sono intervenuti sul terreno siriano a partire dal mese di maggio 2016, inizialmente attivatisi per la ricostruzione della base della NSA ad al-Tanf, che era stata colpita da un attentato suicida.
Nella regione di Aleppo invece i russi accusano i miliziani di al-Nusra, amici-nemici di Daesh, di aver violato la tregua con alcuni ripetuti attacchi a un quartiere curdo della città e secondo l'agenzia russa Ria Novosti gli islamisti avrebbero ripetutamente attaccato alcune postazioni dell'esercito repubblicano nel quartiere Sheik-Maksoud. La polveriera siriana non sembra mostrare luci in fondo all'orrendo tunnel della guerra civile e anzi l'ingresso in campo di tutti questi ultimi attori “di peso” rischia di ottenere l'effetto contrario: un'ulteriore destabilizzazione della Siria...
(International Business Times)










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