Israele taglia l'acqua alla Cisgiordania (durante il Ramadan): si teme la reazione palestinese...
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Con un comunicato stampa emesso giovedì 16 giugno 2016 l'ufficio del Primo Ministro palestinese Rami Hamdallah lo Stato Palestinese denuncia “una guerra dell'acqua” che il governo israeliano di Tel Aviv starebbe attuando a danno dei cittadini palestinesi “nei territori occupati in Cisgiordania”.
A poco più di una settimana dall'inizio del Ramadan sembra che Mekorot, l'azienda idrica israeliana che controlla le forniture nelle principali aree nel nord di West Bank e in Cisgiordania, avrebbe tagliato completamente l'erogazione dell'acqua a decine di migliaia di famiglie palestinesi nelle municipalità di Jenin, Nablus e Salfit. Solo nella città di Jenin vivono circa 40.000 persone.
Nei giorni scorsi il direttore del Gruppo Idrologico Palestinese, un consorzio di ONG nato da un progetto del governo olandese, Ayman Rabi ha dichiarato a PressTv che da almeno 40 giorni molti cittadini palestinesi sono costretti ad acquistare l'acqua dalle autobotti e si barcamenano con un consumo pro-capite giornaliero che raramente arriva a tre litri d'acqua (secondo le Nazioni Unite il limite minimo dovrebbe essere 7,5 litri).
Mente la colonnina di mercurio saliva attestandosi, nelle ore più calde, sui 35-38 gradi e i musulmani palestinesi cominciavano il Ramadan l'acqua diventava un bene sempre più prezioso, e raro, a West Bank e in Cisgiordania: “Israele vuole impedire ai palestinesi una vita dignitosa e utilizza il controllo delle fonti idriche e dell'erogazione dell'acqua a tal fine: mentre gli insediamenti israeliani godono di un ottimo servizio idrico senza alcuna interruzione i palestinesi sono costretti a spendere ingenti somme per acquistare l'acqua” ha dichiarato il primo ministro palestinese.
Una pratica “disumana e scandalosa” che la società idrica Mekorot ha negato su tutta la linea, almeno per quanto riguarda la zona di West Bank, ammettendo tuttavia “un'ampia riduzione” e giustificandola con una generale carenza di approvvigionamento. Secondo quanto ha riferito l'azienda israeliana al network panarabo Al-Jazeera l'autorità del settore idrico ha appena varato un piano quinquennale di investimenti per realizzare nuovi sistemi in grado di soddisfare la domanda di consumo. A Hebron e Betlemme le forniture sarebbero inoltre già state ampliate e attualmente viaggiano su 5.000 metri cubi l'ora di acqua erogata dai rubinetti.
Sempre Al-Jazeera, citando un funzionario militare israeliano, sostiene che la carenza d'acqua sia dovuta all'esplosione di una tubazione.
Per il momento la politica israeliana, con Benjamin Nethanyahu in visita negli Stati Uniti, tace e non risponde alle durissime reprimende del capo del governo palestinese ma la situazione sembra davvero essere molto critica per i palestinesi colpiti da questo problema: l'Independent ha citato un anonimo funzionario del governo di Tel Aviv che avrebbe definito “non veritiere” le accuse dei palestinesi ma il ricercatore di Amnesty International nei territori occupati Saleh Hijazi, anch'egli citato dal quotidiano inglese, ha detto che il governo israeliano permette un accesso limitato alle risorse idriche in Cisgiordania a chi non è israeliano e persino gli insediamenti illegali di Israele sarebbero costantemente riforniti di acqua, potendo così mantenere “giardini lussureggianti e riempire le piscine private”.
Parole che sanno un po' di stereotipo, ma certamente come spesso accade la verità sta nel mezzo. Amnesty International ha pubblicato un comunicato secondo il quale 200.000 palestinesi di West Bank non avrebbero accesso all'acqua corrente ma è triste constatare come anche su questo il rimpallo di responsabilità tra i governi israeliano e palestinese sia oramai uno standard quasi insuperabile.
Altrettanto vero è che l'arrivo della stagione calda e secca con temperature roventi e il digiuno previsto dal Ramadan (che dura ancora due settimane e mezza) sono elementi che non rendono certo la vita facile ai cittadini palestinesi che si trovano loro malgrado colpiti da problemi di scarsità idrica...
(International Business Times)











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