Le mie prigioni in Iran...




La storia di Atena Farghadani, finita nelle carceri iraniane per alcune vignette satiriche sul regime, e poi perseguitata per aver raccontato le condizioni inumane dei detenuti. Dedicata a chi sostiene l'accordo con gli ayatollah...



La ventinovenne Atena Farghadani, in carcere per le vignette satiriche sui parlamentari iraniani, sta scontando una pena di dodici anni e nove mesi per aver raccontato la vita nelle carceri iraniane. Si è mobilitata Amnesty International denunciando la reclusione per via dei fumetti oltraggiosi. La ragazza è stata arrestato nell’agosto 2014 per aver pubblicato le immagini su Facebook: tre mesi nel carcere di Evin a Teheran e poi la scarcerazione a novembre. Quello che manca nel racconto e nell’appello alla liberazione fatti dall’Ong è il seguito della storia di Atena: le denunce delle violenze subite, le lettere di protesta scritte al “moderato” Rouhani, all’ayatollah Khamenei e al direttore della prigione, il video su YouTube.
Il 17 ottobre 2014 due guardie donne entrano nella cella e l’accusano di avere tentato di portare di nascosto alcuni bicchieri di carta dal bagno alla sua cella. «Una delle donne ha violentemente sbattuto la porta della cella e, urlando e insultando senza sosta, mi ha ordinato di rimuovere immediatamente i vestiti». Poi sono iniziate le violenze su braccia e gambe. Il 23 del mese successivo, Atena ha deciso di raccontare la sua esperienza su Youtube: «Mi auguro che in futuro non ci siano più prigionieri politici. Spero anche che nessun prigioniero politico possa ricevere trattamenti così avvilenti ed umilianti». L’offesa è diventata troppo grande per l’Iran e le autorità del paese. Atena viene arrestata a gennaio di quest’anno. A giugno il processo davanti al giudice Abolghassem Salavati, famoso per le numerose esecuzioni ordinate e per il processo al reporter del Washington Post Jason Rezaian. La giustizia in Iran ha un vantaggio: la velocità. In meno di un giorno arriva la condanna per diversi reati tra cui cospirazione contro la sicurezza nazionale, diffusione di propaganda contro il sistema e offensiva verso la Guida Suprema ed il presidente. Inoltre, un capo d’imputazione inventato sul momento: insulti agli inquisitori. Finita qui? Ma non scherziamo. L’avvocato di Atena, Mohammad Moghimi, si era recato alla prigione per incontrare la cliente. Una stretta di mano vista da due agenti del carcere e sono scattate le manette anche per il difensore, rilasciato a fronte di una cauzione di 60 000 dollari.
Intanto Obama mette al sicuro l’IranDeal al Senato americano. Hillary Clinton sostiene il patto con la Repubblica Islamica ma mostra i muscoli da campagna elettorale non escludendo azioni militari in caso di accordi non rispettati. Riaprono le ambasciate e accorrono i ministri occidentali a portare oro, incenso e mirra al “moderato” Rouhani e all’ayatollah Khamenei che intanto ci tiene a sottolineare,tra un “morte all’America” ed un altro, che tra venticinque anni lo stato sionista di Israele non esisterà più. Le strette di mano possono nuocere alla libertà: a Ginevra e poi a Washington sono stati stesi tappeti rossi per i “moderati” iraniani, regalata l’opportunità nucleare senza al tavolo delle trattative si parlasse di diritti umani...

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