Ebola: dove sono finiti i milioni promessi...
Un dispositivo progettato da un’ ONG per capire a che punto sono le promesse fatte dagli Stati, da organizzazioni internazionali e da privati nella lotta contro Ebola. E sono in molti a non aver fatto abbastanza.
Si fa un gran parlare dell’emergenza Ebola in Africa così come nel resto del mondo. Gli stati tutti hanno adottato seri provvedimenti per prevenire il flusso di persone provenienti dall’Africa dell’ovest. Scenari apocalittici a sfondo razzista contro liberiani, sierraleonesi e congolesi si sono dipanati in ogni angolo del mondo e i giornali si sono autoalimentati per mesi grazie alle notizie relative al virus ‘urlate’ e sbattute in prima pagina, quasi a manifestare un sadico piacere per il propagarsi dell’epidemia.
Tanti i discorsi pubblici e i ‘mea culpa’ lanciati dall’Organizzazione mondiale della Sanità e dalla Banca Mondiale per il ritardo degli interventi e soprattutto per aver sottovalutato la portata del virus.
Ma i paesi e gli organismi internazionali che hanno subito promesso di devolvere denaro per contribuire alla causa, di organizzare una raccolta fondi necessaria a far avanzare i soccorsi nelle zone colpite, ma anche a finanziare la ricerca scientifica per i vaccini, hanno forse dimenticato la parola data?
Il tracker di Ebola
È questa la domanda che ha mosso l’Ong One.org a creare un tracker di Ebola, cioè una sorta di ‘segugio’ per dare un’idea del punto a cui sono le ‘chiacchiere’ di tutti quei paesi, quegli organismi internazionali e anche i privati che si erano impegnati a devolvere fondi per debellare il virus. E il quadro che viene fuori è preoccupante: nessuno ha fatto abbastanza (che per qualcuno può voler dire niente).
Il tracker si sofferma su 3 specifiche forme di supporto al virus: contributo economico, la disponibilità di operatori sanitari e il
contributo non economico. Da un punto di vista finanziario le cifre sono particolarmente avvilenti. Mentre la Cinaaveva promesso 122 milioni di dollari per la lotta contro il virus, solo il 7% di quella somma risulta sborsata. Dei 256 milioni promessi invece dagli istituti europei solo il 17% ha raggiunto la ‘zona calda’ del contagio. E con grande sorpresa- ma forse nemmeno tanta- dal tracker si nota che anche le istituzioni private non sono state esattamente ‘leste’ nell’innescare gli aiuti. Il Fondo della Comunità della Silicon Valley ha consegnato lo 0% dei 25 milioni previsti. Stessa situazione per laFondazione Google/Famiglia Larry Page.
Nella classifica fatta sulla base del Reddito nazionale lordo di queste 20 realtà, tra organismi internazionali e fondazioni private, la nostra Italia risulta 11esima. E solo il 24,48% degli 8,4 milioni promessi è stato finora sborsato. Soldi che perlopiù sono andati a ong, all’Organizzazione Mondiale della Sanità e a fondi vari.
La possibilità di ‘tuffarsi’ così in profondità nel contributo dei paesi alla ‘marcia mondiale contro Ebola’- è questa la speranza di ONE- persuaderà i leader ad investire i loro soldi laddove hanno fatto solo promesse. Erin Hohlfelder, direttore del controllo sulla salute globale a ONE e il cervello che ha costruito il tracker ha detto:” Una cosa è fare promesse un’altra è rispettarle (…) Ma non è solo un discorso di ‘non rispettare le promesse’, perché ogni giorno che passa senza questi aiuti è un’opportunità mancata”.
Tanti sono stati i progressi raggiunti in paesi come la Liberia e il Congo, dove lo stato d’emergenza è rientrato, ma tanti sono ancora i paesi in cui si continua a morire, come il Mali e la Sierra Leone, dove a gruppi di 100 al giorno le persone continuano a contagiarsi. Si parla di un’epidemia che da marzo ha provocato la morte di 5. 459 persone su 15. 351 casi. E secondo le stime di ottobre fatte dalla Banca Mondiale l’epidemia costerà ai paesi dell’Africa dell’ovest ben 32 bilioni di dollari nei prossimi 24 mesi.
Un virus che ha colto l’Onu e la Banca Mondiale completamente alla sprovvista, quando in realtà le sue conseguenze potevano essere previste sin dal primo momento, viste le guerre e le epidemie che negli anni scorsi si sono susseguite in questi teatri degli orrori. Parole di coraggio a non lasciar perdere la lotta si susseguono da parte dell’Onu, dell’Oms, dei governi locali africani. Il segretario dell’Onu Ban Ki- Moon in un discorso pubblico fatto lo scorso mercoledì- diceva:” Abbiamo bisogno di maggiori risposte a livello internazionale e di volontari medici a lavoro specie nei distretti più remoti, se non vogliamo che Ebola sorpassi in velocità gli aiuti internazionali”.
(Il Journal)











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