Usa-Corea, a parole è già guerra...




A parole è già guerra. Intelligence Usa, «Hanno una mini testata nucleare». Pyongyang, «Pronta ad attaccare Guam». Trump: «Se Pyongyang continuerà con l’escalation della minaccia nucleare ci sarà una reazione come il mondo non ha mai visto». Rincorsa di provocazioni tra due protagonisti inaffidabili, e il mondo trema.



Corea del Nord Stati Uniti, per ora chi la spara più grossa col rischio che prima o poi -sempre più prima che poi- qualcuno spari davvero.
Parole e fatti. Potrebbe essere vero tra i fatti, la rivelazione del Washington Post da fonti di intelligence Usa, che la Corea del Nord è riuscita a produrre con successo una testata nucleare miniaturizzata che può essere collocata su uno dei suoi missili balistici entrando così in una nuova fase del suo programma atomico. Questo sarebbe un gran brutto fatto, con Pyongyang che sarebbe così una potenza nucleare a pieno titolo.
Ma la stessa intelligence aveva giurato al mondo che Saddam aveva a sua volta le armi di distruzione di massa.
Il problema per il mondo è che, dalla parte opposta, a fronteggiare il despota decisamente ‘originale’ di Pyongyang, c’è l’altrettanto ‘estroso’ autocrate eletto negli Stati Uniti. E ora Donald Trump minaccia di rispondere con «fuoco e fiamme».
«È meglio che la Corea del Nord non minacci ulteriormente gli Stati Uniti – tuona il presidente Usa – sennò faranno i conti con le fiamme ed una furia che il mondo non ha mai visto prima».
Minaccia di guerre stellati via Twitter, che ci fa pensare ad una minaccia poco seria, ma questa volta forse non è solo rissa di cortile.
Secondo il Washington Post la notizia è allarmante per le posizioni della Cina, Paese decisamente più affidabile, l’unico alleato di Pyongyang di fronte agli ultimi test missilistici che questa volta ha votato delle durissime sanzioni anti Corea al Consiglio di Sicurezza Onu.
Rivelazioni Usa, in attesa di riscontri. La Dia ritiene che il dittatore Kim Jong-un abbia ormai un arsenale di 60 testate atomiche. Bombe, però, spiega Guido Olimpio su Corriere della Sera, troppo grandi e pesanti per essere installate su un missile e protette da un “cosiddetto veicolo di rientro” (non far esplodere tutto per aria nel rientro nell’atmosfera terrestre).
Se l’indiscrezione del Post troverà conferma si tratterà comunque di un incredibile successo tecnico per la Corea del Nord, salvo catastrofe finale. In soli 11 anni, dal primo esperimento del 2006, è riuscita a produrre un missile balistico intercontinentale con oltre 10.000 km di gittata in grado di trasportare una testata atomica.
Intollerabile per gli Stati Uniti, minaccia ripetuta più volte, che la Corea del Nord sia in grado di colpire il territorio americano con un missile nucleare. Ora il Washington Post rivela che ciò sarebbe accaduto. Traguardo raggiunto con largo anticipo rispetto a precedenti analisi.
A rincarare la dose degli allarmi (quanti veri, quanti strumentali e quanti platealmente falsi?), le agenzie di stampa internazionali riferiscono che la Corea del Nord starebbe «considerando» un piano per colpire il territorio statunitense di Guam, isola del Pacifico occidentale nell’arcipelago delle Marianne. Le stime statunitensi trovano riscontri nelle paure giapponesi. Tokyo è in prima linea, si sente minacciata, e nelle ore precedenti allo scoop del Washington Post aveva messo in guardia: attenti, lo status del nucleare nordcoreano è molto più avanti di quello che avevamo pensato. Inoltre fonti diplomatiche aggiungono che la baldanza di Kim Jong-un sarebbe un indizio significativo. Il giovane leader sa di avere buoni artigli e probabilmente ha raggiunto la soglia che desiderava. Da qui i timori di chi è sempre stato vicino geograficamente e politicamente a quella mezza Corea. Se Pechino ha appoggiato le nuove sanzioni è perché è consapevole dei progressi bellici dello scomodo partner, è la considerazione che inquieta veramente il mondo.
La prudenza della Storia. «Si fa presto a dire ‘attacco preventivo’ ma Kim Jong-Un non è Saddam Hussein o Muammar Gheddafi, lui le armi di distruzione di massa le ha per davvero ed includono migliaia di tonnellate di armi chimiche e almeno una dozzina di armi nucleari», osserva Gianandrea Gaiani su Analisi Difesa. Imprudente e sconsiderata, a parere di molti, la “guerra preventiva” minacciata dal consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, McMaster. “Guerra preventiva” vuol dire una complessa operazione militare con l’obiettivo di distruggere le capacità offensive del nemico impedendogli di effettuare attacchi e rappresaglie. Fu un successo contro le deboli forze serbe nel 1999 e di Gheddafi nel 2011, prive di armi di valore strategico. Già in Iraq contro Saddam nel 1991, qualche missile balistico Scud volò per aria, ma non aveva bombe atomiche da trasportare. La Corea di Kim invece le ha.
La Corea del Sud trema, a buona ragione, e non soltanto per il minaccioso vicino di casa al nord.
A prescindere dall’incubo di una apocalisse nucleare, quel poderoso armamento convenzionale puntato sulla popolosa capotarle Seul a meno di 100 kilometri.
Tra tanti riferimenti con la storia, se poi uno guarda sulle certe geografiche del Mare della Cina, nella parte meridionale di quel mare, troverà una frastagliata penisola oggi pacificata ma evocatrice di ammonimenti per tutti: Vietnam si chiama quella terra nel mar Cinese, un po’ più a Sud del trentottesimo parallelo, a sua volta memoria di un’altra feroce guerra.
Speriamo che a Washington qualcuno faccia un corso accelerato di storia al fantasista attualmente alla Casa Bianca...

(RemoContro)

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