Migranti in prigione, ma non è come sembra...




Nei Paesi Bassi hanno il problema delle carceri vuote, quindi le usano per accogliere i migranti, che ne sono contenti: li ha fotografati il bravissimo Muhammed Muheisen



Il pluripremiato fotografo di Associated Press Muhammed Muheisen ha passato cinque settimane in un’ex prigione dei Paesi Bassi trasformata in centro di accoglienza per richiedenti asilo. L’ex prigione si chiama Bijlmerbajes e si trova ad Amsterdam, nel sud-est della città. Circa seicento persone – tra cui famiglie con bambini – vivono oggi nella struttura: provengono principalmente dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Iraq e dall’Eritrea, ma c’è anche chi arriva da altri paesi, come il Sudan, le Filippine, la Costa d’Avorio o la Sierra Leone. Alcune di queste persone stanno aspettando che gli venga concesso asilo, altre sono in attesa degli alloggi destinati a loro dal comune di Amsterdam. 58.900 persone hanno fatto richiesta di asilo nei Paesi Bassi nel 2015, 31.600 nel 2016, altre continuano ad arrivare, anche se in misura minore.
Le ex prigioni vengono usate per accogliere i migranti perché sono vuote, a causa della diminuzione dei crimini nel paese. Succede da anni: il numero di reati commessi è diminuito del 23 per cento dal 2009 al 2016. Inoltre i reati più gravi per cui sono previste pene più lunghe sono ulteriormente diminuiti. Muhesein aveva già visitatoqueste strutture in passato, raccontando che i migranti possono entrare e uscire liberamente ma non è permesso loro lavorare. Possono anche partecipare ad alcuni corsi per acquisire abilità considerate necessarie per vivere nei Paesi Bassi, come quello di lingua e quello per imparare ad andare in bicicletta. Muheisen ha anche chiesto a molti richiedenti asilo cosa pensassero del tipo di sistemazione trovata: la risposta tipica è stata «abbiamo un tetto sopra la testa, ci sentiamo sicuri».



Muheisen ha raccontato al Post di aver voluto fotografare i migranti ospitati a Bijlmerbajes perché è importante capire cosa succede nelle varie fasi del viaggio dei migranti dal loro paese di origine a quello in cui vengono accolti: «È cominciato tutto sulle coste della Grecia: la domanda che ha continuato a girarmi in testa da allora è che cosa succede quando i migranti raggiungono la loro ultima destinazione in Europa, perché credo che la loro storia cominci lì, con quello che succede dopo, ed è per questo che continuo a seguire le loro storie».
Tra le persone con cui Muheisen ha parlato c’è una donna eritrea che ha lasciato suo figlio tre anni fa e spera di riunirsi con lui nei Paesi Bassi, e un uomo afghano che è stato separato da sua madre e da suo fratello in Iran due anni fa e da allora non ne ha avuto più notizie. C’è anche una ragazza siriana che ha già un’amica olandese – si sono conosciute in chiesa, una domenica – e una donna che spera di far crescere suo figlio in un paese sicuro.
Sul suo lavoro con i migranti Muheisen ha spiegato che è importante passare con loro il tempo necessario per guadagnare la loro fiducia e diventare così «invisibili» nel loro ambiente, per potere ascoltare le loro storie, «quelle tristi e quelle felici». Tutte le persone con cui Muheisen ha parlato soffrono di nostalgia per quello che hanno dovuto lasciare nei propri paesi di origine, ma hanno voluto dare la priorità alla loro sicurezza e a quella dei propri figli. Molte delle fotografie hanno per soggetto dei bambini perché il fotografo pensa che siano i bambini «le vere vittime di tutti i conflitti»; in queste foto però i bambini giocano e si divertono, perché Muheisen ci tiene a mostrare come anche in posti come l’ex prigione di Bijlmerbajes i bambini continuino a essere bambini.
Muhammed Muheisen è nato a Gerusalemme nel 1981 ed è il capo-fotografo di AP in Pakistan, Afghanistan e Medio Oriente: nel 2013 Time lo ha scelto come miglior fotografo di news dell’anno e ha vinto due volte il premio Pulitzer, nel 2005 e nel 2013, per il racconto della guerra in Iraq e in Siria. Ha ottenuto il suo primo incarico da APnel 2001 e da allora ha realizzato decine di reportage, raccontando ad esempio il conflitto tra israeliani e palestinesi, la guerra in Iraq, quella in Afghanistan e anche quella in Siria.
Muheisen è anche tra i fondatori della Everyday Refugees Foundation, che si occupa di sensibilizzare le persone di tutto il mondo sulla vita dei migranti e di aiutarli a stabilirsi nei paesi in cui vengono accolti in vari modi. Potete seguire il lavoro della fondazione grazie all’account Instagram @everydayrefugees: pubblica fotografie delle vita quotidiana dei migranti in tutto il mondo...
(Il Post)

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