Siria, tregua col trucco e giochi sporchi...




Dopo le strette di mano tra Putin e Trump al G20 (per i fotografi) si torna a sparare
Ognuna delle parti voleva barare, truffando l’altra. E ora Israele minaccia di intervenire






Fatta la legge trovato l’inganno. Anzi, se ce lo passate, sarebbe meglio dire: “Studiato l’inganno e tirata fuori la legge”. Quella giusta per scucire le bocche di chi vedeva l’accordo tra Putin e Trump con un certo scetticismo. La verità è che giocano tutti con due mazzi di carte. Punto. Così la tregua raggiunta da mesi e fintamente siglata ad Amburgo durante il G20, nel corso di una pantomima scritta per ingentilire la comparsata di turno, è stata già violata. Evidentemente, gli accordi sono fatti per essere “interpretati” o, meglio, stracciati e gettati nella spazzatura come la carta per le caramelle.
Ieri, l’esercito siriano sostenuto da ingenti forze delle milizie di Hezbollah ha attaccato su larga scala i ribelli nella zona di Suweida, che con Quneitra e Daraa era considerata una delle località demilitarizzate e coperte dalla tregua. La Quinta divisione corazzata dell’esercito siriano è stata la punta di diamante dell’offensiva denominata “Operazione Grande Alba”. Per la verità, fonti dell’Alto comando israeliano, sottolineano come l’attacco abbia riguardato le aree rurali di Suweida, lasciando fuori la città. Un espediente per replicare alle eventuali critiche degli osservatori internazionali.
Durante la loro avanzata, le truppe siro-sciite hanno conquistato 11 villaggi e piccoli centri, inclusi Tel Asfar e Al-Qasr, località baricentriche tra la Giordania e il Golan. La Quinta divisione corazzata di Damasco e gli Hezbollah hanno costretto gli uomini delle Syrian Democratic Forces a ritirarsi. Ricordiamo che questi ribelli sono finanziati, addestrati e armati dagli Stati Uniti e dalla Giordania. Ma il gioco delle tre carte, per tornare alla diplomazia dei biscazzieri, l’hanno fatto in due. In effetti, era prevedibile che Bashar al-Assad (assieme ai russi) avrebbe reagito al trucchetto da magliari studiato dal governo di Amman assieme agli americani: trasferire, a bocce ferme e con la copertura della tregua, armi e rifornimenti sul fronte di Daraa, rifornendo i ribelli.
Insomma, se si bara, gli assi dalle maniche cadono a tutti quelli seduti al tavolo di poker. Che, per la verità, assomiglia di più a un tavolo di zecchietto. Evidentemente, non proprio convinti delle velleità pacifiste di Damasco, i generali giordani, ispirati dal Pentagono, hanno pensato bene di sfruttare il momento ritenuto favorevole. A loro volta, i governativi siriani, hanno ritenuto, a questo punto, di avere le mani libere per fare carne di porco dell’accordo raggiunto da Trump e Putin. Nel mezzo ci stanno, sempre più furibondi per per la piega presa dagli avvenimenti, gli israeliani.
Il Ministro della Difesa di Gerusalemme, Avigdor Lieberman, si è immediatamente sciacquato la bocca, mandando un avvertimento (o, meglio, una vera e propria minaccia) a quelli che pensavano di avere risolto tutti i problemi con quattro firme messe a casaccio: se continua così a Tel Aviv reagiranno. Per farla breve, in Siria, a est e a ovest dell’Eufrate, si continua a morire come carogne. Il vero problema, adesso, è che dopo la caduta di Mosul, gli orfanelli dell’Isis, si sono diretti verso ovest. Puntando decisamente sul Golan, prima di fermarsi nelle città di Abu Kamal e Mayadin. Un’altra base sarebbe stata stabilita ad Al-Qa’im, sul lato irakeno del confine.
Insomma, tanto per capirci e sgonfiare l’entusiasmo dei benpensanti e ottimisti in servizio permanente effettivo, in Siria la confusione regna sempre più sovrana e gli accordi di Amburgo sembrano essersi rivelati solamente una sceneggiata. Messa in piedi per i fotografi...

(RemoContro)

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