Traffico migranti, problemi veri oltre le polemiche...




A Gaeta, il 21 aprile, la riconsegna alla guardia costiera libica di due motovedette riparate. Entro l’anno ne saranno consegnate in tutto dieci. Ma da che parte sta realmente la Guardia costiera libica, struttura di uno Stato evanescente? Problemi aperti in casa libica mentre in Italia prosegue la polemica strumentale sulle presunta complicità di alcune Ong di soccorso in mare con i trafficanti.



Chi aiuta veramente il traffico di esseri umani in Libia?
Alcune Ong corrotte e complici, azzardano alcuni, o addirittura l’accordo ufficiale tra Italia e Libia potrebbe favorire il traffico di migranti? Se lo chiede Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale. Tempo di dubbi e di polemiche spesso strumentali, questi sui migranti. Elezioni in vista e opportunismo di partito sfacciati. I fatti e i dubbi. L’intesa del 2 febbraio, per affidare ai libici il pattugliamento delle coste e il recupero dei migranti che salpano ogni giorno dalle coste del paese africano. Può funzionare?
Alcuni degli ufficiali della guardia costiera libica che partecipano alla cerimonia di Gaeta: “In Libia la situazione non è per niente tranquilla”, “La guerra non è proprio finita”. Insomma, non si sa chi comanda ognuno fa un po’ ciò che vuole o gli conviene.
“Fermeremo le imbarcazioni che partono dalla Libia”, ha promesso Ahmed Safar, l’ambasciatore libico in Italia. Da crederci?
In quali tasche quei fondi? Molti esperti, scrive Annalisa Camilli, hanno espresso il timore che i fondi stanziati dall’Italia e dall’Unione europea per finanziare la guardia costiera libica finiscano indirettamente nelle mani dei trafficanti. Un’inchiesta di Nancy Porsia per Trt World ha dimostrato che il capo della guardia costiera a Zawiya, Abdurahman Milad, è una delle figure chiave del traffico di esseri umani nella regione.
Milad è accusato di avere legami con le milizie di Tripoli che portano i migranti dal Sahara alla costa, prima che siano imbarcati verso l’Italia. “Le mafie si sono infiltrate, ricattano molte delle unità di polizia, delle guardie costiere delle città e dei villaggi libici”, aveva detto una fonte della sicurezza italiana all’inviato del quotidiano italiano Repubblica in Libia Vincenzo Nigro.
Guardia costiera espressione delle realtà locali, sostiene Gabriele Iacovino, esperto di Libia del Centro di studi internazionali, il CeSI. “Una cosa è la guardia costiera di Misurata, un’altra quella di Zawiya. In questa regione della Libia, i poteri locali sono nemici delle milizie che controllano Tripoli”. Non si può neppure escludere che in alcune zone esponenti della guardia costiera libica si facciano pagare delle tangenti dai trafficanti.
Ipotesi confermata da un rapporto dell’operazione navale europea EunavforMed, citato dall’Istituto per gli studi di politica internazionale, l’Ispi, che denuncia la collusione tra la guardia costiera di Zawiya e i trafficanti di esseri umani.
Sull’Espresso, Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi scrivono che la guardia costiera libica vende le persone recuperate in mare alle milizie, che gestiscono dei centri di detenzione illegali.
Storie agghiaccianti dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni, l’Oim. ‘Mercato degli schiavi’ in cui una persona può essere venduta per duecento dollari. “Non appena passano il confine tra il Niger e la Libia e arrivano a Sabha, i migranti cadono nelle mani delle milizie. Sono rapinati, rapiti, reclusi nei centri di detenzione. A Sabha corrono il rischio di essere venduti in un vero e proprio mercato degli schiavi, come lo definiscono loro stessi, che si svolge nei parcheggi e nelle piazze”, spiega Flavio Di Giacomo, dell’Oim.
L’ambasciatore libico in Italia, Ahmed Safar, ha confermato le violazioni dei diritti umani nei centri, ma ne ha minimizzato l’importanza. “Le violazioni ci sono state e ce ne saranno ancora nei campi, ma non possiamo generalizzare”, ha detto a Gaeta. “In Libia non ci sono nemmeno le leggi per regolarizzare la presenza di cittadini stranieri, perché la Libia è un paese di transito. Ci sono campi di detenzione, campi per il rimpatrio, campi dove si aspetta di essere espulsi. Il governo libico ha bisogno del sostegno dei partner europei per garantire una situazione migliore”, ha concluso.
Per fermare l’arrivo di migranti in Europa, l’Italia sta investendo anche sul controllo della frontiera meridionale libica, un’area di confine in mezzo al deserto, da secoli attraversata dalle rotte migratorie e controllata dai trafficanti. Il 31 marzo a Roma il governo italiano si è fatto garante di un accordo di pace firmato da una sessantina di gruppi tribali che vivono nel sud del paese e che dall’inizio della guerra civile se ne contendono il controllo. Dopo l’accordo di pace, una guardia di frontiera libica pattuglierà i cinquemila chilometri della frontiera meridionale del paese, è il difficile impegno.
“Si tratta di zone desertiche, molto insicure, zone che da sempre sono lo scenario di traffici di armi, di droga e di esseri umani”, spiega chi conosce bene la zona al confine tra il Niger e la Libia.
Il governo di Al Sarraj non riesce ad assicurare il controllo del territorio e per questo Roma ha deciso di intraprendere azioni dirette come l’accordo tra i gruppi tribali del sud del paese.
Prima del 2011, alcuni accordi di pace informali avevano garantito al governo di Tripoli di controllare in parte almeno il confine, ma questi accordi sono falliti dopo la caduta di Gheddafi e diverse tribù hanno cominciato a contendersi il controllo dei traffici illegali.
Al momento uno dei problemi, dicono gli esperti, l’interesse che il generale Haftar, in conflitto con il governo di Tripoli, per gli impianti petroliferi nella regione di Sabha.
Col rischio che l’interferenza vada ad interrompere il cessate il fuoco tra tebu e tuareg, le due principali tribù nel sud del paese, compromettendo ulteriormente il processo di stabilizzazione del paese...

(RemoContro)

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