Il “mercato dei migranti schiavi” in Libia. Rapiti e venduti per 200 euro...




Ai migranti vengono imposti i lavori forzati o la prostituzione. Si parla di un autentico “mercato degli schiavi” in Libia.





Se qualcuno si domandasse ancora cosa possa indurre decine di migliaia di persone, ogni anno, a rischiare la propria vita e quella dei propri cari, viaggiando sui barconi nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste meridionali dell’Europa, una delle (tante) risposte è contenuta in un rapporto pubblicato l’11 aprile dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim).


                               


I migranti intercettati da bande criminali in Libia

Il documento concentra la propria attenzione su una delle nazioni nelle quali transita il maggior numero di migranti: la Libia, dalle cui coste, solamente negli ultimi tre anni, sono partite alla volta del Vecchio Continente ben 150mila persone. Buona parte del territorio libico, da ormai alcuni anni, risulta fuori dal controllo delle istituzioni, in mano a mafie e bande locali, nonché a gruppi di estremisti. In questo contesto di caos, l’associazione umanitaria ha denunciato l’instaurazione di un autentico “mercato degli schiavi”. Uomini e donne vengono rapiti da persone senza scrupolo e venduti per essere utilizzati rispettivamente ai lavori forzati e come prostitute.
Numerosi migranti in arrivo dagli stati occidentali del continente riferiscono infatti di essere stati comprati e ceduti in garage e parcheggi nella città di Sabha, nel sud della Libia. Il loro prezzo? Compreso, in media, tra i 200 e i 300 dollari (190-280 euro circa). Othman Belbeisi, direttore dell’Oim nella nazione africana, ha spiegato che “i migranti vengono venduti come se fossero una qualsiasi materia prima. La tratta di esseri umani è sempre più frequente nelle reti degli scafisti, che risultano ormai particolarmente potenti in Libia”. Le vittime, in prevalenza originarie della Nigeria, del Senegal e del Gambia, vengono catturate mentre affrontano il lungo percorso verso le coste settentrionali. Chi li “acquista”, li utilizza in prevalenza come lavoratori giornalieri nei settori delle costruzioni e dell’agricoltura. Le donne, invece “non di rado vengono stuprate e costrette a prostituirsi”, prosegue Belbeisi.

                                  

L’Oim: “Ci hanno parlato di cimiteri nel deserto”

“Ciò che sappiamo, è che i migranti che cadono nelle mani dei gruppi armati vengono anche affamati e in alcuni casi uccisi”, ha aggiunto Mohammed Abdiker, dirigente della ong. In molti casi i criminali impongono infatti pagamenti a chi finisce nelle loro mani: alcuni migranti chiamano le loro famiglie, pregandole di inviare denaro. Ma chi non può farlo, o non ha abbastanza da offrire, viene picchiato e affamato. Se non ammazzato senza pietà: “Ci hanno parlato di cimiteri nel deserto”, ha riferito l’Oim...

(LIFETIME)

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