Giovanni, morto al confine della vita in una notte di zagara...




Piccola storia di una morte verbalizzata come non violenta. Come se non fosse violenza e fosse naturale restare per anni ai margini della sopravvivenza, ad elemosinare la vita.




Onofrio Dispenza

La storia "lascia sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli" scriveva Eugenio Montale. In una di queste buche ha finito di vivere un uomo marginale che la società aveva da tempo messo al confine. Come accade a tanti. Piccola storia insignificante di una morte verbalizzata come non violenta, naturale. Come se non fosse violenza e fosse naturale restare per anni ai margini della sopravvivenza, ad elemosinare la vita. Alla fine, solo la morte ha regalato a Giovanni una piccola attenzione, come l'abitacolo della vecchia auto che ogni notte era per lui "nascondiglio".

Palermo, piazza Lolli, vecchia stazione, quartiere popolare con punte di verde nobiltà. Giovanni da 16 anni viveva di espedienti, da mesi aveva trasformato quell'auto in casa. Non aveva più nessuno al mondo, se non il ricordo opaco di una moglie e di un figlio che aveva preso una sua strada, lontana dal padre. A trovarlo senza vita, al mattino, è stato  Giuseppe. L'uno e l'altro posteggiatori abusivi della piazza. Giovanni era ancora in auto con gli occhi chiusi. Non dormiva Giovanni, Giuseppe lo ha capito subito. L'ultima volta lo aveva visto vivo il pomeriggio del giorno precedente, quando gli aveva portato da mangiare: "Lo facevo ogni giorno - racconta Giuseppe - Giovanni non aveva nessun altro....".

Giovanni l'aveva chiesto un tetto vero, un posto in una struttura d'accoglienza. Gli era stato promesso dai servizi di assistenza. Ma si sa, c'è una umanità che ha attese lunghe che meriterebbero più vite. E non è possibile, già una è pesantissima. Malato di diabete e con una gamba fratturata in un incidente stradale, Giovanni si muoveva con le stampelle. Seduto su una seggiola, per tutto il giorno, tutti i giorni della settimana, del mese e dell'anno. In ogni stagione. Seduto accanto all'unico bagno chimico della zona. Così conciato, era meglio. La sera, usato per l'ultima volta il bagno, nel bagno chiudeva la sua sediolina perché non gliela rubassero. Il suo mondo era tutto lì: i sedili della vecchia Lancia Ypsilon, la sediolina, il bagno chimico e un sacchetto di platica dove ficcava qualche indumento. Dopo la cena portata da Giuseppe, la notte, in attesa del risveglio, del bagno chimico, della seggiola, degli spiccioli...Tutti i giorni, in attesa che questo finisse. Ed è finita in una notte di zagara...

(Globalist)

Commenti

UNA SCUOLA PER ATMA