Gas sui civili in Siria: leggere la strage con le lungimiranti parole di Tiziano Terzani...




Nel 2002 veniva pubblicato "Lettere contro la guerra": il pensiero del grande giornalista, scomparso nel 2004, è attuale e (ci) apre spiragli verso un futuro migliore.





Davide Monastra
Era il 2002 e, all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle, un maestro del giornalismo, Tiziano Terzani (morto nel 2004), tornava in libreria con “Lettere contro la guerra”, uno dei suoi libri più celebri con tesi che sono più che mai attuali, che ci possono aiutare oggi a rileggere i drammatici avvenimenti di cui, purtroppo, a noi che come diceva Primo Levi viviamo nelle nostre tiepide case, arriva solo un eco lontano.

Il primo pensiero di Terzani tratto dal saggio, visto il drammatico attacco con armi chimiche di ieri 4 aprile 2017 avvenuto in Siria a Khan Sheikhun, riguarda proprio le vittime innocenti, i bambini: “Che differenza c’è fra l’innocenza di un bambino morto nel World Trade Center e quella di uno morto sotto le nostre bombe a Kabul? La verità è che quelli di New York sono i «nostri» bambini, quelli di Kabul invece, come gli altri 100mila bambini afghani che, secondo l’Unicef, moriranno quest'inverno se non arrivano subito dei rifornimenti, sono i bambini 'loro'. E quei bambini loro non ci interessano più”.

La divisione del mondo in noi (i buoni) e loro (i cattivi) e non importa dunque se a perdere la vita è un innocente e del resto le notizie che arrivano dalla Siria – tra i sentimenti di angoscia, impotenza e rabbia – cos’altro non  sono se non di nuovo un noi (Ue che accusa Assad) e loro (gli alleati di Assad che negano ogni responsabilità)? Crimini contro l’umanità, si è detto e si è ripetuto nelle cancellerie d’Europa e tra i governanti del mondo: parole che – potete starne certi – anche questa volta si ridurranno solo a cordoglio e condanna, alla ricerca di un colpevole da dare in pasto alla stampa, ignorando il punto centrale di tutta questa tragedia: i civili siriani, barbaramente massacrati, che da sei anni sono costretti a vivere in guerra… una guerra che probabilmente nessuno di loro vorrebbe vivere (qui i dati di Save the Children di un mese fa sugli effetti devastanti che questo conflitto sta avendo sui bambini).

In “Lettere contro la guerra”, Terzani ci spiega a proposito di questa divisione tra noi e loro: “L'occasione è di capire una volta per tutte che il mondo è uno, che ogni parte ha il suo senso, che è possibile rimpiazzare la logica della competitività con l'etica della coesistenza, che nessuno ha il monopolio di nulla, che l'idea di una civiltà superiore a un’altra è solo frutto di ignoranza, che l'armonia, come la bellezza, sta nell'equilibrio degli opposti e che l'idea di eliminare uno dei due è semplicemente sacrilega”. Nel 2002 l’Isis non esisteva ancora, ma non risuonano oggi così centrate e attuali queste parole?  

E Terzani sottolinea: “Il mondo non è più quello che conoscevamo, le nostre vite sono definitivamente cambiate. Forse questa è l’occasione per pensare diversamente da come abbiamo fatto finora, l’occasione per reinventarci il futuro e non rifare il cammino che ci ha portato all’oggi e potrebbe domani portarci al nulla. Mai come ora la sopravvivenza dell’umanità è stata in gioco”. E in un altro passaggio del suo scritto: “Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi”.

Tra i tanti passaggi lungimiranti dell’autore, di fondamentale importanza e anche quello che probabilmente racchiude la summa del libra, è il pensiero rivolto alle generazioni più giovani, probabilmente a un bambino nato del 2002 che, oggi, ha 15 anni e a cui farebbe bene anche a scuola studiare queste lezioni di vita, dato che la (finta) pax in cui vivono gli occidentali (occhi bendati e ben fissi su uno schermo dello smartphone per commuoversi nel tragitto da lavoro a casa della morte dei civili siriani e condividere un post strappalacrime sui social) non è data per sempre: “A volte mi chiedo se il senso di frustrazione, d’impotenza che molti, specie fra i giovani, hanno dinanzi al mondo moderno è dovuto al fatto che esso appare loro così complicato, così difficile da capire che la sola reazione possibile è crederlo il mondo di qualcun altro: un mondo in cui non si può mettere le mani, un mondo che non si può cambiare. Ma non è così: il mondo è di tutti”...

(Globalist)





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