Canale di Sicilia: recuperati i corpi di 7 migranti, anche un bimbo di 8 anni...




Il gommone si è sgonfiato al largo della Libia. 851 sbarcati a Lampedusa, 649 a Reggio Calabria: sui corpi segni di tortura.



Ancora una  tragedia in Mediterraneo. Mentre il Papa nell'appello pasquale chiama i migranti i nuovi schiavi, 7 di loro muoiono tra cui anche un bambino. Sono invece 649 i migranti giunti a Reggio Calabria a bordo della nave "Vos Prudence" di Medici Senza Frontiere. In massima parte sono subsahariani, ma anche di origine asiatica, dal Pakistan e dal Bangladesh. "Molti di loro presentavano segni di tortura e delle sofferenze subite in Libia o durante il tragitto", hanno raccontato i soccorritori. Un altro sbarco è avvenuto sulla spiaggia di Melito Porto Salvo, dove sono approdati circa 80 persone.
"Le attività di salvataggio - ha spiegato Michele Trainiti, responsabile del soccorso e della ricerca in mare di Medici senza frontiere - sono state questa volta molto difficili perché si è operato in più salvataggi. Con un'altra nave abbiamo sbarcato sabato a Pozzallo 550 persone. In un solo giorno, con i nostri 649, superiamo le mille unità ed altrettanto ha fatto la Guardia costiera.

Il gommone si è sgonfiato al largo della Libia, sette cadaveri (anche quello di un bimbo di 8 anni) sono stati recuperati nel corso di un intervento delle navi delle ong Moas e Watch the Med e - fanno sapere da Moas - altri corpi sono in mare. Da ieri sera Phoenix, la nave di Moas, è circondata da 8 gommoni in difficoltà carichi di persone: oltre 450 sono state recuperate a bordo. Sei cadaveri sono stati trasferiti sulla nave Sea Eye di Watch the Med. "Immagina di portare il corpo senza vita di un bambino di 8 anni nella tua casa a Pasqua. Non dimenticherò mai questo giorno". Così scrive su twitter Chris Catrambone, fondatore del Moas insieme alla moglie Regina, a proposito degli interventi di soccorso di oggi.

Un fotografo della Reuters imbarcato sulla Phoenix parla di venti morti, ma il numero è ancora da accertare mentre le operazioni proseguono. "In una maratona di 24 ore dove si sono susseguite continue operazioni di soccorso, tuttora in pieno svolgimento - spiega l'organizzazione - l'equipaggio Moas ha assistito 9 imbarcazioni, fra cui 7 gommoni e 2 barche di legno. Donne, bambini e persone che necessitavano urgenti cure mediche hanno avuto la precedenza nel trasferimento delle 453 persone a bordo della Phoenix. Una volta raggiunta la capacità massima di accoglienza a bordo, nelle ore seguenti si è provveduto a stabilizzare la situazione, distribuendo i giubbotti salvagente alle restanti oltre 1000 persone ancora ammassate su imbarcazioni precarie".

Una cosa è certa: gli sbarchi continuano. La gente continua a fuggire dalla guerra e dalla fame. Sono molti subsahariani. Abbiamo molti nigeriani, ma vediamo anche un flusso crescente dall'Asia, che per noi è anche l'indicatore del fatto che essendo chiusa la frontiera turca, comunque si cerca sempre una via alternativa per cercare una vita migliore"...

(Globalist)

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