Lupi solitari dell’Islam radicale e la difesa impossibile...




Paura a Londra, città sospesa il giorno dopo. Paura condivisa da ognuno di noi, possibile bersaglio. . Ma quanto altri bersagli sono possibili, a Londra, a Parigi, a Roma, a New York, in occidente? Ragioniamo sul terrorismo tecnicamente impossibile da fermare ma da cui stiamo difendendoci invece con un certo successo. Oggi e il domani prossimo venturo.



Indebolito sul terreno militare in Siria e in Iraq, sotto assedio a Mosul e minacciato a Raqqa, in difficoltà ad arruolare nuovi mujaheddin stranieri dopo la chiusura della ‘autostrada della jihad’ al confine con la Turchia, lo Stato islamico di Al Baghdadi punta sui lupi solitari per continuare a tenere sotto pressione l’opinione pubblica e i governi occidentali.
Dall’attacco solitario al mercatino di Natale e Berlino, la strategia del Daesh non è più quella, vecchio stampo, di Al Qaeda che organizzava, finanziava e pianificava attentati nelle capitali europee, come a Madrid nel 2003 e a Londra nel 2005. O come Isis stessa a Parigi e a Bruxelles soltanto lo scorso anno.
La strategia del Daesh è ora quella di capitalizzare tutte le operazioni armate compiute dai musulmani radicali in Occidente -anche quando le motivazioni appaiono più psichiatriche che politiche- ed è il frutto di un’operazione propagandistica cui il Califfato si è dedicato sistematicamente sin dai tempi della sua fondazione.
La linea è quella tracciata nel discorso inaugurale del 29 giugno 2014, dal portavoce di Al-Baghdadi, Mohammed al-Adnani.
«Se potete uccidere un infedele americano o europeo, o australiano o neozelandese, o di un Paese che partecipa alla coalizione contro lo Stato islamico … uccidetelo … in qualunque maniera potete farlo. Non chiedete nessun consiglio e non chiedete un parere religioso a nessuno. Uccidete l’infedele sia che sia militare o civile» diceva Al-Adnani.
Spiega tutto lo slogan usato su Internet dai simpatizzanti del Daesh dopo ogni attentato. «L’Occidente ha i muscoli, noi abbiamo i lupi solitari».

Lupi solitari e guerra ibrida

Terrorismo Isis: il rischio attentati anche in Italia arriva da ‘lupi solitari’ e auto-radicalizzati’.
L’allarme anche dei servizi segreti italiani per la recente pubblicazione da parte di Daesh della rivista online Rumiyah, Roma in arabo. Quel richiamo a Roma, intesa non solo come località geo-referenziata ma anche, in senso più ampio, come simbolo del ‘mondo crociato’, mèta finale dell’avanzata militare del Califfato.
Un rischio sempre più concreto anche per l’Italia è rappresentato dai foreign fighters mancati. “Alcuni di questi soggetti – denuncia l’intelligence – decidono di non partire a causa delle crescenti difficoltà a raggiungere il teatro siro-iracheno, determinandosi in alternativa a compiere il jihad direttamente in territorio italiano”. La flessione delle partenze di foreign fighters potrebbe favorire un aumento del rischio di attacchi domestici.
Potenziali terroristi per l’Europa
Tra le criticità sul terreno della prevenzione antiterrorismo islamista, i servizi segreti segnalano “le difficoltà oggettive da parte di singoli Stati a censire i loro cittadini che hanno raggiunto Siria ed Iraq, condizione indispensabile per circoscriverne collegamenti nazionali ed internazionali e per individuare i circuiti relazionali che, anche sul piano logistico-finanziario, potrebbero agevolarne il ritorno nei Paesi di origine o di residenza”.
Non solo Schengen, ma certamente non il flusso di migranti come veicolo importante di infiltrazione di terroristici.
Il pericolo ‘sotto casa’: i Balcani
“Il quadrante balcanico – denunciano gli 007 – ha continuato a rappresentare una sorta di hub per il reclutamento di foreign fighters e di rifugi per combattenti di rientro dai teatri di crisi mediorientali. Una diffusa rete di comunità musulmane radicali con forti legami con la diaspora all’estero, anche in Europa, ha agevolato l’opera di proselitismo e la partecipazione al conflitto siro-iracheno di numerosi individui di origine balcanica, nonché favorito lo sviluppo di network di supporto logistico, sfruttati da migliaia di combattenti in transito da Paesi europei (Italia inclusa) per raggiungere i gruppi jihadisti in Siria e Iraq”.
I ‘leoncini del Califfato’
Infine, aspetto forse più sconvolgente tra i molti citati, il coinvolgimento di minori in attività terroristiche e in operazioni belliche non è certo una novità. Ci sono stati i bambini-soldato dei conflitti africani, come quelli reclutati da bin Laden nelle madrasse pakistane. Diverso il caso dei ‘leoncini del Califfato’. “Al di là delle strumentalizzazioni mediatiche, la costante esposizione dei minori a così elevati livelli di violenza – sottolineano i servizi – unita al forte condizionamento ideologico subìto nella fase di formazione, concorre a delineare una minaccia di lungo periodo”...

(RemoContro)

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