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Le donne nelle missioni internazionali, italiane ad Herat...






Amare la musica e perciò rischiare la vita. Incredibili storie vengono dall’Afghanistan e se ne parlerà al convegno “Le donne nelle missioni internazionali”, organizzato da ministero della Difesa e Istituto Affari Internazionali. La storia dell’orchestra di sole donne afghane, ad esempio, che si esercitano in una palazzina blindata, simbolo di rinascita femminile, e per questo motivo particolarmente odiate dai taleban. Già perchè queste donne che non si piegano sono diventate un simbolo del nuovo Afghanistan e per i taleban sono emblema del male. Figurarsi: donne, musiciste, e persino cosmopolite. La loro orchestra, grazie a una generosa sponsorizzazione di Banca Intesa, si sono esibite a Vienna, Berlino, Davos. In casa, sono costrette a guardarsi le spalle e alcune, come raccontano nel video, devono temere anche dai fratelli.  

La ricerca dello Iai permette ora di guardare fuori dai nostri confini e anche fuori dai nostri pregiudizi. I contingenti Nato, e quello italiano prima di tutti, hanno il loro consigliere “di genere” che guarda appunto all’emancipazione femminile considerandolo un obiettivo primario di stabilizzazione della società locale. Ovviamente ci si muove in un contesto particolarissimo. Così i comandanti hanno adottato la pratica di utilizzare le soldatesse per turni di guardia al perimetro, ma evitando che potessero essere viste dalla gente di fuori e non urtare la sensibilità maschile locale.  

Herat, scrivono, è considerata la capitale culturale del Paese perché mosaico di etnie e di tradizioni diverse. In ogni progetto dei nostri militari, la questione femminile è stata sempre considerata prioritaria. Gli italiani, per dire, hanno tenuto corsi per giornalisti, anzi per aspiranti giornaliste. Le infrastrutture sono per tutti. Ma dove sono stati costruite 93 scuole, 36 ospedali , e anche 3 centri per donne, è stata imposta una parità di accesso. E ora, quasi 15 anni dopo, a Herat si respira un leggero ottimismo anche per la condizione femminile...

(La Stampa Mondo)

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