I bambini kamikaze del califfato...la nuda guerra...






Ferdinando Camon

Il Daesh combatte una guerra totale, in cui non è nemmeno pensabile la ritirata e la sconfitta. Non è ammesso che il nemico entri nel territorio che adesso è tuo, lo occupi, vi stabilisca i suoi comandi, e vi faccia una storia diversa da quella che volevi fare tu. Perciò tutte le guerre totali, nel momento della sconfitta, toccano l’apice della crudeltà.
Nel tentativo d’impedire o rallentare la sconfitta, usano soldati di età sempre più bassa, fino ai ragazzi, fino ai bambini. Li usano come scudi umani, nella convinzione che il nemico non sparerà contro di loro, e si fermerà. Schierano intere famiglie in lunghe file a destra e a sinistra delle loro colonne in ritirata, lungo le strade, per scongiurare i mitragliamenti e i bombardamenti degli aerei nemici, che sono l’arma che loro temono di più. Quando si asserragliano in una città, mettono i soldati al centro, disponendo intorno le famiglie con donne e bambini. Minano le strade che portano a loro, perché il nemico non vi passi né a piedi né su
automezzi. Le mine sono sentinelle mute, cieche e insonni. Ogni tanto i miliziani escono per attacchi suicidi. O, ecco la tecnica che stanno usando adesso per difendere Mosul, mandano all’attacco bambini, addestrati a uccidere e a morire.
Li chiamano “leoncini”, sono i loro piccoli eroi, che sanno farsi uccidere o uccidere, anche per giustiziare, anche prigionieri. Il nostro primo pensiero è: così distorcono il dna dei loro bambini, lo rendono maligno e crudele, trasformano dei piccoli innocenti in precoci criminali di guerra. No, loro non fanno così, fanno peggio di così: loro trasformano in precoci criminali di guerra non i loro figli ma i figli di quanti hanno dichiarato "nemici", eredi delle civiltà e delle religioni che loro, i combattenti del Daesh, hanno sottomesso. Rieducano e convertono questi bambini e li scaraventano a combattere e morire contro la coalizione che difende i loro padri e le loro madri. Han fatto così, nei mesi scorsi, con circa trecento bambini yazidi, usati come kamikaze per difendere Mosul. Le forze della coalizione che adesso stanno entrando faticosamente in Mosul, liberando un quartiere alla volta, sanno che possono trovarsi davanti anche queste squadre di bambini, e che sparare su quei bambini non sarà uccidere figli del nemico, che già sarebbe inammissibile per qualsiasi morale anche militare, ma sarà sparare sui propri stessi figli, il che dà un’idea della stortura morale che la guerra crea, e questa questa guerra grida.
La guerra è uno scardinamento, prima ancora che dei confini fisici di uno Stato o di un’area geografica, dei confini morali dell’umanità. Giorno dopo giorno, la guerra peggiora l’uomo. Tutti gli uomini. Non soltanto il soldato che combatte, ma anche il civile che vede o sente le operazioni di guerra a migliaia di chilometri di distanza. Non si dichiara guerra contro un nemico, ma contro l’umanità, a insulto di tutti. Il Daesh che usa come kamikaze figli yazidi di quattordici-quindici anni, usa come volontari
della morte ragazzini che non sanno ancora cos’è la vita. È questo che rivela definitivamente che cos’è il Califfato, che cosa vuole, che idea ha della vita e della societ
à: quando un’idea si disgrega si vede meglio cosa conteneva...
(Avvenire.it)

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