Corea del Nord, Pyongyang lancia quattro missili: tre cadono nel Mar del Giappone. “Grave provocazione”...




Si ritiene si tratti della risposta del regime di Kim Jong-un alle manovre congiunte di Corea del Sud e Stati Uniti, che la scorsa settimana hanno cominciato le annuali esercitazioni militari. Shinzo Abe: "La minaccia ha raggiunto una nuova dimensione". Il portavoce del dipartimento di Stato Usa: "Preparati all’uso di tutte le nostre capacità per rispondere"



Nella tarda serata di domenica in Italia, la Corea del Nord di Kim Jong-un ha lanciato quattro missili balistici verso il mare del Giappone, violando di nuovo le risoluzioni dell’Onu. Tre dei missili, dopo aver volato per circa mille chilometri, sono atterrati nella zona economica esclusiva giapponese. Il lancio è avvenuto alle 7,06 (ore 23,36 di domenica in Italia) da Dongchang-ri, nella costa nord-ovest del Paese. Si ritiene che sia una risposta di Pyongyang alle recenti manovre congiunte di Seul e Washington, che la scorsa settimana hanno cominciato le annuali esercitazioni militari. Venerdì scorso la Corea del Nord aveva minacciato, attraverso il quotidiano statale Rodong Sinmun, di realizzare nuovi test di missili in risposta a quelle esercitazioni.
“La minaccia della Corea del Nord ha raggiunto una nuova dimensione”, commenta il primo ministro giapponese Shinzo Abe, che definisce l’iniziativa intollerabile nonché “una grave provocazione” per la sicurezza nazionale. Anche il premier sudcoreano Hwang Kyo-Ahn (che è anche presidente facente funzioni) considera il lancio “una sfida e una grave provocazione alla comunità internazionale” e ha sollecitato, nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, il completamento dell’impianto di difesa antimissile Thaad.
Il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Mark Toner, ha invitato tutti i Paesi a usare ogni canale possibile e mezzo di persuasione per rendere chiaro alla Corea del Nord che ulteriori provocazioni sono da ritenersi inaccettabili, tali da provocare conseguenze. Il portavoce, nel resoconto della Yonhap, ha poi invitato Pyongyang ad adempiere agli obblighi internazionali e a mostrare l’impegno per il ritorno al dialogo sulla denuclearizzazione. “La nostra determinazione a difendere gli alleati, inclusi Corea del Sud e Giappone, di fronte alle minacce resta inattaccabile. Siamo pronti e continueremo a prendere tutte le misure necessarie – ha concluso Toner – per aumentare la nostra prontezza a difesa dei nostri alleati dagli attacchi e siamo preparati all’uso di tutte le nostre capacità per rispondere alle minacce crescenti”.
La Corea del Sud ha dato il via al pronto coordinamento con Usa e Giappone. Kim Kwan-jin, capo dell’Ufficio sulla sicurezza nazionale, ha avuto una conversazione telefonica con l’omologo americano H.R. McMaster, al fine di valutare una risposta comune verso l’ultima provocazione del Nord. L’obiettivo, riferisce l’agenzia Yonhap, è rafforzare la cooperazione con gli alleati per un’ulteriore stretta alle sanzioni e per esercitare maggiori pressioni sulla Corea del Nord. Il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung-se e il suo omologo nipponico Fumio Kishida hanno confermato in un colloquio telefonico “il lavoro congiunto” per contenere le provocazioni nordcoreane. Kim Hong-kyun, inviato speciale sul nucleare di Pyongyang, ha a sua volta avuto telefonate sull’argomento con le controparti americane e giapponesi. Il Nord ha lanciato i 4 missili da un’area vicina a Dongchang-ri, il sito dei test dei vettori a lunga gittata, che hanno coperto una traiettoria di circa 1.000 chilometri prima di inabissarsi nelle acque del mar del Giappone: Tokyo ha riferito che tre dei quattro sarebbero caduti nella sua zona economica esclusiva (Eez), a circa 250 chilometri a ovest della prefettura di Akita.
“Stiamo facendo le verifiche per determinare il tipo di missile e la traiettoria seguita: ci vorrà un pò di tempo per un’analisi finale”, hanno fatto sapere i militari di Seul.
Venerdì Pyongyang ha minacciato una serie di test balistici in risposta alle esercitazioni annuali congiunte di Usa e Corea del Sud, denominate Foal Eagle, che si svilupperanno per due mesi e che si chiuderanno a fine aprile. Il Rodong Sinmun, l’organo ufficiale del Partito dei Lavoratori, ha infatti messo in guardia Seul e Washington in un commento che “’nuove tipologie di armi strategiche si sarebbero levate in volo” se i due Paesi avessero continuato le manovre militari, viste da Pyongyang con forte irritazione perchè considerate le prove generali di un attacco e di un’invasione ai suoi danni.
Il Nord ha messo a punto i test di missili con crescente gittata, incluso uno capace di raggiungere, con tanto di testata nucleare, le coste continentali degli Stati Uniti.
Il 12 febbraio, Pyongyang ha provato un nuovo vettore a medio raggio, in quella che è stata la prima provocazione del 2017 e il test per verificare la risposta dell’amministrazione del presidente Donald Trump, insediatosi alla Casa Bianca il 20 gennaio...
(Il Fatto Mondo)

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