La strage di civili in Afghanistan...






La guerra in Afghanistan è tutt’altro che finita e i civili sono i primi a pagarne le conseguenze. Arriva direttamente dalle Nazioni Unite una notizia che dovrebbe fare scalpore. E invece passa in sordina tra i principali media internazionali. Secondo i dati dell’Onu il 2016 è stato l’anno con il più alto numero di morti civili in Afghanistan dal 2001. Ovvero da quando è iniziata la guerra. Sono stati 3.498 i civili afghani rimasti uccisi quest’anno. Vittime dei combattimenti tra talebani e l’esercito di Kabul e tra lo stesso e l’Isis. 7.920 sono stati invece i feriti. Un terzo delle vittime sono, come spesso succede, bambini.

Le cause delle morti civili in Afghanistan

La causa delle morti in Afghanistan, riferisce sempre UNAMA (United Nations Assistance Mission in Afghanistan), sarebbe da ricondurre a “combattimenti tra le truppe della sicurezza afghana e i gruppi armati, specialmente nelle aree popolate…in particolare gli attacchi suicidi nelle moschee; attacchi mirati contro centri abitati e mercati e l’uso di scuole e ospedali per obiettivi militari”.
UNAMA è riuscita poi a raccogliere dati che permettono di capire quali parti nel conflitto hanno causato più morti tra i civili. Si scopre così che il 61% dei civili sono rimasti uccisi in attentati fatti dai talebani o dall’Isis. Mentre il restante 39% è il risultato degli attacchi effettuati con i mortai da parte dell’esercito di Kabul o dai raid dell’aviazione internazionale. Ci sarebbe stato un netto incremento del 99%, rispetto al 2015, delle morti civili causate da raid aerei. Le “bombe intelligenti” rimangono dunque ancora causa di morte per i civili. Si allarga così il numero dei morti civili dall’inizio del conflitto, arrivando a toccare quota 25.000.

I civili nel diritto internazionale di guerra

In un periodo in cui lo strillo mediatico tende a enfatizzare solo alcuni episodi, come la recente riconquista di Aleppo, il problema delle vittime civili in guerra rimane in realtà cruciale. In particolare si nota la disparità nel dare un giudizio alle vittime civili occidentali, decedute a seguito di attentati terroristici, e i civili mediorientali che periscono a seguito di bombardamenti. I primi sono infatti ritenuti “inaccettabili” dalla comunità internazionale. I secondi invece sono, bene o male, considerati come inevitabile conseguenza di una “normale” guerra.
In realtà pochi ricordano che le Convenzioni di Ginevra vincolano gli Stati belligeranti. Essi infatti devono “evitare le violenze contro la vita e l’’integrità corporale, specialmente l’assas-sinio in tutte le sue forme” sulla popolazione civile. La giustificazione morale dei bombardamenti non trova dunque fondamento nel diritto internazionale. Trova semmai le proprie radici nella “dottrina Churchill” adoperata durante la Seconda Guerra Mondiale. Quando cioè il bombardamento a tappeto era lo strumento per “fiaccare la resistenza del nemico”. Considerato poi che l’avversario veniva riconosciuto come espressione di un “male assoluto”, il bombardamento sui civili ha acquisito così nel tempo una giustificazione di tipo morale.

Gli Stati Uniti non sono più innocenti

Un principio che è stato ripreso dall’amministrazione americana per giustificare moralmente gli interventi militari in Medio Oriente. Solo così infatti l’opinione pubblica occidentale avrebbe potuto “accettare” quello che è un bilancio tragico delle vittime civili. L’Afghanistan è infatti solo un tassello di un quadro più grande. Nel vicino Iraq si possono contare addirittura mezzo milione di vittime civili causate dalla Prima Guerra del Golfo e dall’attacco americano del 2003.
Forse è proprio a questo fatto cui Donald Trump ha alluso durante la recente intervista rilasciata a FoxNews. “Putin è un killer? Neanche l’America è innocente”. Queste parole del tycoon esprimono un pragmatico realismo politico. Il contrasto con l’illusorio idealismo delle intenzioni di marca obamiana è evidente. La frase del tycoon è anche di portata storica. Perché per la prima volta un Presidente americano mette gli Stati Uniti al pari di altre nazioni. In questo modo gli States sono svuotati di quell’etichetta di “buoni” a prescindere che si erano sempre portati appresso. Nemmeno sull’utilizzo dell’atomica su Hiroshima e Nagasaki i vari presidenti succedutisi avevano mai fatto un passo indietro. I dati dell’ONU in Afghanistan impongono di ripensare le strategie militari finora adottate e Trump sembra più che intenzionato a farlo...
(Gli Occhi della Guerra)

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