Il negoziante e l'immigrato cingalese sfidano la mafia e dicono di no al pizzo...




Due storie apparentemente minori di chi si è ribellato al racket



Due piccole storie di resistenza al pizzo e alla prepotenza. Lo scenario è Palermo. "Non ho mai pagato nessuno e qui non si avvicina nessuno a chiedere soldi perché la risposta è chiara. I miei soldi non li do a nessuno, sono denari sudati con il lavoro di tanti anni di sacrifici ". La sua risposta è secca, Giuseppe Rau Capopassero non raccoglie l'intimidazione di chi è entrato a casa sua, lo ha derubato ed ha tentato di impaurirlo. "Chi è entrato a casa mia lo ha fatto per lanciarmi un messaggio? Sono uomini del pizzo? Se è così, li aspetto dietro al bancone della mia cartoleria. ..Gli farei la pelle...". Capopassero, commerciante palermitano non abbassa lo sguardo, ha tanta rabbia addosso. Da oltre 20 anni amministra gli affari delle sue tre cartolerie "New Paper" riuscendo ad andare avanti tra le mille difficoltà della crisi che ha investito anche il suo settore.
Tre giorni fa, in pieno giorno, qualcuno è entrato nella sua casa del quartiere Uditore. Dopo avere scardinato una porta di servizio, la gang ha aperto la cassaforte con una sega elettrica e ha portato via 6 mila euro in contanti e 7 mila euro in gioielli. Ma la banda ha anche messo a soqquadro tutto l'appartamento ed è rimasta in quella casa almeno due ore. Prima di andare via, però, i ladri hanno lanciato sei uova contro i muri. Uno sfregio a un commerciante che si dichiara impenetrabile al pizzo. "Non ho mai pagato nessuno... I miei soldi non li do a nessuno, sono denari sudati con il lavoro di tanti anni di sacrifici ", ribadisce Capopassero.
 La seconda storia: un immigrato cingalese che mette nei guai una delle famiglie mafiose più importanti di Palermo, i Galatolo. Lo straniero non si è fatto intimorire dal nome della potente famiglia di Cosa nostra. O magari non si è reso conto di chi ha avuto davanti. E così ha denunciato la tentata estorsione ed ha consentito l'arresto di Angelo Galatolo, figlio del boss dell'Arenella Raffaele, in cella con l'ergastolo. Il figlio del boss, 28 anni, fino a due giorni fa era un incensurato, il suo nome mai  inserito in indagini di mafia.

Ma Angelo Galatolo aveva iniziato a farsi un nome nel mondo delle estorsioni. Con un amico, per mesi, avrebbe preso di mira il gestore extracomunitario di un piccolo negozio di alimentari che ricade proprio nel quartiere sotto controllo dei Galatolo, l'Arenella.
I due si erano fatti avanti per chiedere il pizzo per conto della famiglia mafiosa: "Devi pagare 500 euro all'anno e avrai la nostra protezione". 
Una piccola cifra, una richiesta bassa, forse fatta a tappeto, Chiedere, pretendere, ed ottenere, tante piccole somme, nella speranza che la minima entità della richiesta non incoraggiasse la ribellione. Ed invece, c'è stata la reazione. Anche perché, la richiesta è arrivata al termine di una sequela di rapine e danneggiamenti registrati in sei mesi dal titolare del market. "Con noi non avrai più alcun problema. Non avrai più rapine, furti e danneggiamenti", avrebbero assicurato, dopo i danneggiamenti, i due alla vittima. Il cingalese ha preso tempo, dicendo della crisi attraversata dal suo negozio. Un giorno il cingalese ha ricevuto la visita della polizia che da tempo indagava per individuare chi aveva messo a segno i danneggiamenti all'Arenella. E così sono arrivati al giovane Galatolo e al suo amico...

(Globalist)

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