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I veterani del Caucaso, spina dorsale dell’esercito dello Stato islamico...




Kirghisi, uzbeki e ceceni hanno combattuto anche a Kabul. Fedelissimi di Al Baghdadi, guidano le operazioni militari



INVIATO A ISTANBUL
Hanno infiltrato la più pericolosa cellula terroristica in Turchia e compiuto i massacri all’aeroporto di Istanbul e al Reina, si sono battuti fino alla morte a Falluja, guidano la difesa ostinata che sta dissanguando le forze irachene a Mosul. Sono i combattenti del Caucaso e dell’Asia centrale, il nucleo duro del Battaglione Uzbeko, l’unità d’élite dell’Isis. Questi veterani delle guerre in Cecenia e Afghanistan sono diventati i più fedeli seguaci del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi. 


È stato il vice di Al-Baghdadi, il portavoce dell’Isis Mohammed al-Adnani, poi ucciso in un raid americano lo scorso agosto, a inviare una cellula centrasiatica in Turchia all’inizio del 2016. Una mossa per ostacolare il cambio di strategia deciso dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan nel Nord della Siria: cacciare gli islamisti dalla fascia di confine e sostituirli con ribelli più moderati e truppe turche. Per l’Isis significava la chiusura dell’unica via di rifornimento e reclutamento dal mondo esterno. Una minaccia mortale. 


La cellula era composta soprattutto da uzbeki e kirghisi. Cioè individui che parlano una lingua simile al turco e possono più facilmente mescolarsi alla società anatolica. Come del resto gli uiguri della provincia cinese dello Xinjang, da dove sembra provenga il killer del Reina. Secondo l’Intelligence turca si sono insediati nell’area di Fatih, nel centro di Istanbul, nel quartiere di Ortakoy, dove è avvenuto l’attacco al night club Reina, ma anche in quello di Zeytinburnu, dove c’è una consistente comunità uigura e dove la polizia turca ha lanciato una massiccia caccia all’uomo ieri notte.  

Il primo «avvertimento» a Erdogan è stato lanciato il 28 giugno. Tre terroristi, russi e kirghisi, uccidono 45 persone. Due si fanno esplodere, uno è ucciso. Un’azione da corpi speciali, per freddezza e determinazione, che fa il paio con l’attacco al Reina, condotta da un uomo che ha «ricevuto un addestramento militare», ha eliminato due guardie del corpo, sparato «280 colpi» sulle gente inerme, cioè sette caricatori del kalashnikov, prima di dileguarsi. Novanta secondi di mattanza con distacco glaciale. Un comportamento da chi ha combattuto e ucciso in guerra. 

Le cellule dell’Isis in Turchia hanno ricevuto un secondo ordine di attacco un mese fa. Dal nuovo portavoce dell’Isis, Abu Hassan al-Muhajir, cioè «immigrato», né iracheno né siriano, forse appunto dell’Asia centrale. Al-Muhajir ha incentrato il suo discorso di incitamento agli attacchi all’estero su Erdogan, «mendicante alle porte dell’Europa crociata», «apostata». Una risposta all’offensiva turca su Al-Bab, la porta di accesso dalla Turchia alla Siria. 

Ad Al-Bab, dove l’aviazione russa appoggia con i raid le truppe turche, si sta consolidando l’inedita alleanza Putin-Erdogan. L’Isis poteva solo reagire. Kirghiso o uiguro che sia, è probabile che il killer del Reina provenga del Battaglione Uzbeko, considerato dagli analisti militari come l’unità più temibile dell’Isis. Secondo Peter Bergen dell’Arizona State University, i combattenti dell’Isis provenienti dall’ex Unione sovietica sono circa settemila, un «marchio russo» che ha plasmato profondamente i vertici del Califfato, a partire dal ceceno Omar al-Shishani, l’Emiro rosso (per il colore della barba) a capo delle forze armate dell’Isis dal 2014, poi ucciso in un raid lo scorso marzo a Shirqat, in Iraq.  

Il fattore russo è stato uno dei motivi che ha spinto Vladimir Putin all’intervento in Siria. I foreign fighters delle repubbliche asiatiche sono al terzo posto, dopo quelli maghrebini ed europei. L’Isis ne ha reclutati più di quanto fecero i mujaheddin afghani e Al Qaeda durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Ma c’è anche un fattore cinese. Del Battaglione Uzbeko fanno parte gli uiguri, altro popolo turcofono. Gli uiguri hanno infoltito le file dei gruppi jihadisti in Siria, sia dell’Isis che di Al Qaeda.  

Il punto di incontro degli islamisti dell’Asia centrale è stato il gruppo Imam al-Bukhari, attivo dal 2014 in Siria e che poi si è diviso fra Isis e Al Qaeda. Legato in principio all’Al-Bukahri è stato per esempio Gulmurod Khalimov, ex ufficiale delle forze armate tajike passato nel 2015 con l’Isis. Khalimov, alla guida di 4 mila combattenti, ha guidato la riconquista di Palmira, tre settimane fa. 

Non tutti sono eroi. Un uzbeko, come dice il nome, Abu Qutada al-Uzbaki, era responsabile del settore Est a Mosul ma all’inizio di ottobre ha disertato il campo di battaglia di fronte ai Peshmerga. È stato catturato e fucilato. Per cercare di salvare «l’onore» un’ondata senza precedenti di kamikaze caucasici e dell’Asia centrale si è immolata contro le forze irachene nei quartieri orientali della città e ha rallentato di almeno due mesi l’avanzata delle forze anti-terrorismo di Baghdad...

(La Stampa Mondo)

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