Anche Israele nella guerra in Siria tra segreti e colpi di mano...




La notte del 12 gennaio un missile colpisce la base aerea militare di Mezzeh, poco fuori da Damasco, a pochi chilometri dal palazzo presidenziale dove risiede il presidente e utilizzata
Secondo la TV di Stato “Sana”, i missili sarebbero stati lanciati dal Nord di Israele, vicino al lago di Tiberiade. E non è la prima volta perché già il 7 dicembre 2016 jet israeliani hanno lanciato missili contro la stessa base. Damasco denuncia un vero e proprio coordinamento fra Israele e le formazioni jihadiste, ma è vigilia di trattativa di pace, ed è mercato. Comunque..



Negli ultimi anni, Israele ha bombardato più volte la Siria, attorno a Damasco, lungo la frontiera tra Siria e Libano, a ridosso del Golan e nella Siria meridionale. Attacchi mirati per colpire esponenti Hezb’Allah, un generale dei pasdaran iraniani, e il comandante Badreddine mentre erano impegnati a contrastare nel Golan siriano Daesh e il Fronte Al Nusra.
A ogni raid, con conseguenti vittime, Israele ha dichiarato che non consentirà il trasferimento di armi dalla Siria al movimento sciita Hezb’Allah senza mai documentare alcun passaggio di armi a favore di Hezb’Allah, che lotta a favore di Damasco.
Un po’ più documentate le accuse siriane a Israele. Gli interventi militari contro i quadri pro Assad da parte di Israele e supporto medico e non solo a favore delle milizie anti Assad.
Silenzio sospetto a livello internazionale. In un rapporto ONU di fine dicembre 2104, le Nazioni Unite documentano la collaborazione tra Israele e le opposizioni anti-Assad, nel Sud della Siria al confine con il Golan occupato da Tel Aviv nella guerra del giugno 1967. La zona di Quneitra controllata a lungo dall’Esercito Libero Siriano per divenire poi roccaforte di milizie islamiste.
Secondo il rapporto ONU la collaborazione sarebbe iniziata almeno 18 mesi prima del dicembre 2014 arrivando a trasferire oltre mille miliziani feriti negli ospedali a Nord di Israele. Assistenza umanitaria al di là del confine, ma non solo.
Secondo l’Undof – la forza ONU presente nelle zona dal 1974, dalla guerra del Kippur – l’esercito di Tel Aviv avrebbe consegnato alle opposizioni anche armi.
Non è un mistero la posizione israeliana nei confronti di Damasco che vede come parte della “mezzaluna sciita” nemica assoluta. La Siria, sciita alawita, vista come un nemico da destabilizzare per rafforzare Israele in una regione ormai alla sbando, in preda a settarismi interni e gruppi jihadisti finanziati, appoggiati logisticamente e armati da Stati che con Tel Aviv hanno sempre avuto buoni rapporti più o meno palesi: Turchia, Giordania, Arabia Saudita.
Possibile che Israele abbia voluto segnalare ad Assad che l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump renderà ancora più libere le attività di Israele.
Politicamente certo che, in vista dell’apertura del negoziato russo-turco sulla Siria ad Astana il 23 gennaio, il governo israeliano voglia ricordare a Russia e Turchia anche gli interessi di Israele nella soluzione politica che vogliono dare alla guerra civile siriana in corso da oltre 6 anni...

(RemoContro)

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