A Istanbul la ferocia degli ex amici che la Turchia aiutava...




Istanbul sintesi: un solo terrorista, attacco con kalashnikov, 39 morti e almeno 70 feriti. Un gruppo di italiani scampato a strage. Nel bersaglio dei terroristi c’è la spensieratezza. Perché la Turchia bersaglio. Le scelte di Erdogan: per frenare l’irredentismo dei curdi, il presidente aveva aiutato i ribelli anti-Assad e Isis. Li ha abbandonati quando è sembrata più efficace l’alleanza con Russia e Iran. Nessuna rivendicazione ma la strage ha il marchio jihadista.



La domanda vera, all’ennesima cronaca di morte per un ennesimo attentato terrorista ieri a Istanbul è, «Perché la Turchia?», e ora la risposta senza diplomazie o giri di parole, «Perché Erdogan…». Il presidente turco sempre più despota e sempre più autoritario. Fino a poco più di una stagione fa campione dell’Islam sunnita. Ambizioni neo ottomane in politica estera e ‘Sultano’ in casa, con tenti amici e ‘Fratelli Musulmani’. Poi il progetto, fatto di foreign fighters che andavano avanti e indietro tra Turchia e Siria, assieme ad armamenti e logistica e tanti soldi. Adesso vediamo un presidente turco riaccreditato nel mondo in una un’alleanza russo-iraniana che, a partire dalla Siria, sul piano militare e diplomatico sostiene di fatto la causa sciita, lo schieramento opposto.
E nel Medio Oriente verso cui la Turchia muove la sua politica estera, cambiare amici vuol anche dire cambiare nemici, e moltiplicarli. Infatti: quattro attentati in meno di un mese. E questa volta, questa strage, nessuno farà più finta di credere a colpevoli ‘di Stato’. Basta colpe si curdi del Pkk o o i complici di Fethullah Gülen, l’amico religioso di ieri, colpevole oggi di tutti guai, compreso il fallito colpo di Stato dello scorso luglio. Non c’è analista al mondo oggi, specialista di cose segrete, che non attribuisca l’attentato del Capodanno al califfato. Dunque, gli ex amici divenuti nemici giurati e vendetta contro la Turchia delle giravolte politico militari a firma Erdogan.
Nella battaglia di Aleppo il governo di Ankara ha sostenuto a lungo gli avversari di Damasco, ricorda Bernardo Valli che, tra le ‘Grandi firme’ del giornalismo a firma per davvero. All’inizio della guerra civile in Siria, Erdogan ha quasi dichiarato la guerra al regime di Assad, alawita, di origine sciita, e ha appoggiato l’opposizione sunnita. Partita di fede in casa musulmana, ma soprattutto in casa araba. Ma i turchi ottomani non erano mai stati teneri coi popoli arabi sottomessi. In più, sempre Bernardo Valli, rileva il ribaltone questa volta ‘storico’: la tradizione ottomana ha per secoli, inevitabili avversari sia la Russia sia l’Iran. E ha affidato alla Turchia il compito di difendere l’Islam sunnita. E la svolta -ultima beffa- è avvenuta a Aleppo, “nella città storicamente più ottomana della Siria”...

(RemoContro)

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