Terrore, droga e califfato: ecco i millennials del jihad...






Dimenticate l'immagine di kamikaze quasi ascetici votati al martirio tramandata dalla apologia del terrorismo stile Bin Laden: i nuovi jihadisti si consumano nel vizio e arrivano alla morte con lo stesso fanatismo di Al Pacino nella scena finale di Scarface. In una lunga corrispondenza da Berlino, il Wall Street Journal analizza i profili degli autori dei più recenti attacchi in Europa e sottolinea come molti di loro provengano dalla microcriminalità e dalla bassa manovalanza del traffico di droga.
Abbiamo a che fare con un incrocio tra il criminale e l'estremista
Anis Amri, ucciso da un poliziotto a Sesto San Giovanni dopo avere compiuto una strage in un mercatino di Natale di Berlino, è l'esempio perfetto di questa generazione di millennials del jihad, approdati al califfato dopo essere passati per le carceri europee, dove reclutatori e indottrinatori fanno proselitismo senza difficoltà.
Amri, scrive il quotidiano finanziario, spacciava cocaina in un quartiere alla moda di Berlino. I fratelli el-Bakraoui, tra gli autori degli attentati a Bruxelles del marzo scorso, erano usciti dal carcere dove avevano scontato solo parte di una condanna per rapina a mano armata, mentre due attentatori di Parigi - fratelli anche loro - vendevano hashish nella capitale belga.
Bisogna arrestare gli individui pericolosi prima che colpiscano
Parte del problema, sottolinea il quotidiano, è la tendenza dei sistemi giudiziari europei a risolvere l'affollamento delle carceri liberando i piccoli criminali. Ladruncoli e spacciatori la cui indole violenta è terreno di coltura per il germe della guerra santa instillato da personaggi solo apparentemente di secondo piano. 
"Abbiamo a che fare con un incrocio tra il criminale e l'estremista", dice al Wall Street Journal Magnus Ranstorp, esperto di antiterrorismo dell'Università per la difesa svedese. Complice la necessità per la polizia di scegliere quali obiettivi tenere d'occhio, si finisce per monitorare gli immobili pesci grossi e perdere di vista quelli piccoli che così sono liberi di agire quando meno l'intelligence se l'aspetta. Brice De Ruyver, esperto belga dell'università di Ghent, suggerisce al quotidiano una soluzione drastica: "arrestare in casi eccezionali individui considerati pericolosi e pronti a colpire". Poco diversa dall'auspicio espresso da Giuliano Ferrara sul Foglio: la creazione di una Guantanamo europea. 
@ugobarbara
Per approfondire
(AGI)

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