#Siria #Iraq #Libia, soluzioni militari per fallimento della politica...




Siria, l’esercito di Damasco controlla tutta la città vecchia di Aleppo. L’Iraq impegnato nella battaglia di Mosul resta Stato Unitario per il patto tra gruppi armati nella guerra a Isis, poi vedremo. In Libia il generale Haftar tratta con Mosca per la cessione di una base militare in cambio del sostegno Russo al passaggio di poteri nella mani dei militari per la riunificazione del paese. E la politica internazionale? Quella occidentale è morta, quella russa no.



Dalla Siria all’Iraq, alla Libia, le crisi politiche nate da fattori interni ma sempre sollecitate da spinte esterne, hanno preso la strada dello scontro militare e da lì non sono più uscite. Soluzioni politiche zero, e la politica la fanno quindi i generali sul campo di battaglia.
In Siria, l’esercito di Damasco controlla tutta la città vecchia di Aleppo.
L’Iraq impegnato nella battaglia di Mosul resta Stato Unitario per il patto tra forze armate sunnite, sciite e curde nella guerra al gruppo ‘Stati Islamico’, poi vedremo.
In Libia il generale Haftar tratta con Mosca per la cessione di una base navale e il sostegno russo al passaggio di poteri nella mani dei militari per la riunificazione del paese.
E la politica internazionale? Quella occidentale è morta, quella russa no.
Verso la soluzione militare del conflitto siriano
Ad Aleppo est il successo più evidente di quelli conseguiti dalle truppe di Assad negli ultimi 14 mesi, dall’intervento militare russo. Contro lo Stato Islamico, la Coalizione a guida Usa ha dato il sostegno a ribelli siriani ‘moderati’ che sul campo combattono fianco a fianco coi jihadisti. Le armi fornite dalla Cia e spesso finite nelle mani delle milizie del Califfo, rispetto al sostegno diretto russo. 5 mila militari, migliaia di mercenari e contractors, 50 aerei ed elicotteri oltre a una decina di navi lanciamissili e portaerei, dicono gli specialisti.
Il successo militare russo (ed iraniano) ad Aleppo è stato riconosciuto venerdì scorso dal Segretario di Stato statunitense John Kerry, al MedForum di Roma.
Ma dall’Europa ancora si sollecitano tregue improbabili, e progetti di transizione politica oltre Assad. Peccato non risultino in campo leader alternativi. Una opposizione ad Assad che Usa ed Europa hanno lasciato nelle mani delle monarchie sunnite del Golfo desiderose di islamizzare una Siria laica. Una Siria che se pure non ama Assad lo preferisce probabilmente alle alternative jihadiste finora proposte dai ribelli.
Leadership americana in Iraq
In Iraq, a quattro settimane dall’inizio della campagna militare per la riconquista di Mosul, le forze speciali irachene appoggiate sul terreno da ‘specialisti’ americani, inglesi e probabilmente anche francesi, e con la copertura aerea di cacciabombardieri americani, inglesi e australiani, hanno conquistato importanti nodi strategici alle porte della città, ma la conquista vera della città, casa per casa, deve ancora iniziare di fatto.
Il governo turco ha tentato di partecipare all’offensiva con un contingente di truppe corazzate, ma è stato fermato dal governo di Baghdad che, con l’appoggio USA, ha diffidato Ankara.
I progressi nell’offensiva sono lenti e difficili. Tuttavia, nonostante la resistenza, le sorti del Califfato a Mosul sembrano segnate. Secondo un consigliere militare americano, “non si tratta di sapere se la città cadrà, ma soltanto quando ciò avverrà”.
Musul cadrà certamente, ma quanto potrà resistere ancora Baghdad come capitale dell’Iraq unitario, rispetto alle spinte separatiste che vengono dal sud sciita, con la sua ‘capitale’ Bassora, e dal nord curdo con la sua capitale Erbil? L’assenza di capacità politiche lascia anche qui le decisioni strategiche per il Paese nelle mani della parte militare.
Libia, Haftar e la base russa nel Nord Africa
A fine novembre era a Mosca il comandante militare libico Haftar. Secondo quanto svela il sito israeliano Debka, Haftar ha negoziato nuove forniture di armi. Ma non solo. È stata anche discussa la creazione in Libia di una base aerea e navale: la prima base russa in Nord Africa e la seconda nel Mediterraneo dopo quella di Hmeymim in Siria.
Stando altre fonti, il luogo in cui dovrebbe sorgere la base è Bengasi, la seconda città della Libia dopo la capitale Tripoli. La risposta di Mosca a Haftar rimane al momento un mistero. Comunque, sempre protagonismo militare rispetto a inconsistenze politiche alternative.
Dal primo agosto, su richiesta del governo provvisorio, gli aerei della US Air Force di base in Italia conducono attacchi contro l’ISIS. Anche le forze speciali francesi stanno intervenendo. Ma il loro effetti sono limitati. Il governo Serraj guarda ad Occidente, a Washington e Roma, ma non governa. Haftar, il generale con il suo esercito, sì. Il capo del consiglio presidenziale Ali Katrani ha raccontato a Sputnik, agenzia russa, che l’integrità territoriale della Libia arriverà dall’esercito sotto il comando di Haftar. Secondo Katrani il 90% dei libici sostiene l’esercito nazionale. La politica? Laeder poco credibili sostenuti anche dall’Italia, e partita persa...

(RemoContro)

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