#Mosul, ‘battaglia lunga e feroce’, ma quasi nessuno la racconta...




Iraq, «La battaglia di Mosul si annuncia lunga, feroce e complessa», informa ‘askanews’ rilevando ciò che è di fronte agli occhi di tutti ma che nessuno sembra voler vedere o ammettere ufficialmente. Quasi 3000 i combattenti anti Isis uccisi solo a novembre e quasi mille le vittime civili. I miliziani Isis hanno avuto due anni e mezzo per prepararsi e stanno resistendo ferocemente. Scontro casa per casa, e poi sarà ‘Insurgency’, resistenza villaggio per villaggio.



Mosul, spenti i riflettori attorno al set televisivo messo in piedi per raccontarla al mondo nei giorni del suo avvio, e richiamati in fureria i trombettieri della «Entrata vittoriosa delle truppe della coalizione internazionale anti Isis a Mosul», adesso che la guerra si fa vera, silenzi e retrovie. Per fortuna c’è chi -oltre a molta stampa internazionale- ci racconta di come la battaglia di Mosul si annunci “lunga, feroce e complessa”.
Del resto bastava fare un po’ di conti a sei settimane dall’avvio attacco iracheno. Un mese e mezzo per arrivare ai primi quartieri della estrema periferia di Mosul. Ed ora appare chiaro, lo ammettono anche i trombettieri di ieri, che le forze armate di Baghdad hanno di fronte una campagna difficile e complessa per riprendere il controllo di una città abbandonata in fretta e furia nel giugno 2014.
I guerriglieri islamisti sapevano che la controffensiva prima o poi sarebbe scattata e hanno avuto due anni e mezzo per prepararsi. Non stupisce quindi che l’avanzata verso l’ultima roccaforte Isis in territorio iracheno debba farsi largo, strada per strada, di fronte a una resistenza organizzata intorno a cecchini, tiri di mortaio e attacchi suicidi corpo a corpo. Una battaglia appena agli inizi e già feroce e difficile.
Difficile non solo militarmente. I reparti di prima linea, non devono solo conquistare posizioni militari ma devono anche consolidare le aree liberate provvedendo a strutture e rifornimenti per la popolazione civile. Il tutto in mezzo a una velenosa eredità coloniale che ha regalato all’Iraq uno Stato senza una geografia e con una compagine etnica e religiosa frammentata e aspramente divisa tra sciiti, sunniti e curdi.
Senza contare che l’Isis potrebbe, alla fine, abbandonare i combattimenti casa per casa a Mosul e rifluire nelle zone rurali della regione, per dare vita a una ‘Insurgency’ settaria e feroce sul modello di quella che colpì le forze di occupazione americane e che ancora oggi toglie il sonno a molti generali statunitensi. E molto saggiamente molti fremano sulle facili previsioni di liberazione di Mosul a portata di mano.
Dal Natale sperato nella Pasqua, forse, temono i pessimisti. A Sirte, in Libia, un manipolo di pochi Jihadisti -molti, molti meno dell’esercito del Califfo a Mosul- tiene in scacco da sei mesi i lealisti locali sostenuti dall’aviazione Usa e dai consiglieri militari occidentali. E in Iraq, i costi che sta pagando la campagna sono già adesso enormi. Quasi tre mila militari e volontari vari uccisi dai miliziani Isis sul territorio
Il rapporto della missione Onu in Iraq, l’Unami, svela le pesanti perdite subite dalle forze di sicurezza irachene a novembre, soprattutto nella battaglia di Mosul, ma non soltanto. Lo scorso mese le vittime a causa del terrorismo e conflitti armati, secondo il rapporto, sono state 2885. Di queste, 1959 nelle file dell’esercito e di altre forze ausiliarie, come Peshmerga curdi e volontari sciiti. Quasi mille invece le vittime civili.
Il rapporto riguarda l’intero Iraq e non specifica dove ci sono state le maggiori perdite fra le forze armate ma è facile dedurre che è la battaglia di Mosul ad averle causate. Il ministero della Difesa a Baghdad non ha finora rilasciato cifre ufficiali sull’offensiva cominciata il 17 ottobre. Nel mese di novembre ha visto raddoppiare il numero di vittime in conflitti armati, soprattutto fra le forze di sicurezza, in coincidenza con le fasi più sanguinose della battaglia. I feriti sono stati oltre 1300 in tutto il Paese.
Secondo l’esercito iracheno nella battaglia di Mosul sono stati eliminati circa mille terroristi. L’Isis ha invece rivendicato l’uccisione di oltre 1500 militari e Peshmerga. Gli islamisti hanno condotto anche attacchi suicidi a Baghdad, Samarra e Hillah, uccidendo circa duecento persone. Anche in questo caso è logico dedurre che le restanti perdite civili, 600-700, si siano verificate a Mosul, dove gli abitanti “sono tenuti in ostaggio e usati come scudi umani” dai jihadisti, come denuncia il rappresentante Onu in Iraq...

(RemoContro)

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