Cerca di uccidere le moglie e su Facebook lo applaudono pure...




Pino Lama si sfoga su facebook per non essere riuscito a ucciderla e in pochi minuto ha ricevuta una serie di "messaggi di solidarietà"


Claudia Sarritzu
Sarebbe bello e anche confortante poter scrivere che si tratta di follia, ma sappiamo che il femminicidio e la violenza sulle donne non è scatenato da una malattia mentale, ma da una mentalità distorta e primitiva, sbagliata e spaventosa. Un uomo ha provato ad ammazzare la sua ex ma non ci è riuscito. La prima cosa che ha fatto è quindi sfogarsi su facebook del fatto che lei sia sopravvissuta. Dopo pochi minuti raccoglie una manciata di Mi piace ed in questo momento che capiami che non si tratta di follia ma di una società profondamente patriarcale e misogina. L'uomo ha ricevuto anche una serie di "messaggi di solidarietà". Facciamo qualche esempio: "Tutti con te, Pino" oppure "Ritenta e sarai più fortunato" o ancora "Non hai creduto abbastanza in te stesso" e anche "Non smettere mai di seguire i sogni".

Pino Lama non è il protagonista di una barzelletta. Ha 59anni è di Taranto ed è vero, non un fake. Da anonimo è diventato un personaggio pubblico e famoso in poche ore.

La pagina in seguito è stata oscurata ma resta la "pagina nera morale" di una storia di violenza, bullismo sui social, orrore sbandierato, parole terribili sputate contro una donna che ha rischiato di morire per un proiettile conficcatole nell'addome.

Tutta questa storia che ha dell'incredibile se non fossimo abituati a questi fatti di cronaca che superano la fantasia di un regista di horror, è accaduta il 30 novembre scorso, Pino Lama ha sparato un colpo di pistola all'ex compagna, Cristina Bruno, ferendola alla pancia per poi colpirla alla testa con il calcio della pistola. Il vile omuncolo si è dato alla fuga e ha postato su Facebook il messaggio " chiedo scusa a tutti in particolare a mia Madre" per poi aggiungere "Cristina Bruno, era la fine che meritavi"
L'uomo è stato fermato e la donna, per fortuna è fuori pericolo. Ma resta qualcosa di peggio in circolazione: questa cultura del massacro fisico e verbale, questo odio organizzato e cinico verso le donne. Non c'è più tempo da perdere. Mi rivolgo al ministro Giannini e a chi la succederà in futuro. I femminici di sconfiggono nelle aule di scuola, quando si arriva a quelle di tribunale abbiamo già perso. Il rispetto lo si deve insegnare a scuola perché non in tutte le famiglie una madre è trattata da essere umano ma spesso è umiliata e picchiata. Spezziamo la catena di violenza partendo dall'educazione. E per ora non ci resta che piangere e vergognarci per l'ennesimo orrore che la cronaca è costretta a raccontare e che è quasi difficile da credere sia accaduto davvero.  



(Globalist)

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