Russia: una società civile ridotta al silenzio a quattro anni di legge sugli "agenti stranieri"...





di Riccardo Noury - Amnesty International
Ieri, 21 novembre, era il quarto anniversario dell’entrata in vigore in Russia della legge sugli agenti stranieri.
Fortemente voluta dal presidente Putin (nella foto) ed entrata in vigore il 21 novembre 2012 con l’obiettivo di ostacolare, stigmatizzare e in definitiva ridurre al silenzio le voci critiche delle Ong, la legge ha fatto pagare un prezzo elevato alla società civile russa in termini di chiusura delle sedi di organizzazioni non governative (Ong), attacchi alla reputazione, riduzione dei finanziamenti, intimidazioni e controlli.
Dal 2012, 148 Ong sono state inserite nel registro degli agenti stranieri e 27 di loro hanno cessato le attività.
Soggetti che svolgono un importante ruolo nella difesa dei diritti della gente comune o che in molti casi forniscono servizi che lo stato non garantiva, come la difesa legale, il monitoraggio ambientale o il sostegno psicologico alle vittime di discriminazione o di violenza hanno visto bloccato o rischiano di vedersi bloccare un vitale contributo al benessere del paese: Ong considerate impegnate in “attività politiche”, sono state infatti etichettate come agenti stranieri.
A finire nelle maglie della legge sono state Ong impegnate nei campi della discriminazione, della protezione delle donne e delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti), della conservazione della memoria storica, della ricerca accademica, della giustizia penale e della riforma del sistema penitenziario, dei diritti dei consumatori e di questioni ambientali.
In alcuni casi l’applicazione della legge ha dato esiti surreali.
Mentre la legge afferma chiaramente che “le attività per proteggere il mondo vegetale e animale” non dovrebbero essere considerare “politiche”, almeno 21 Ong ambientaliste sono finite nel registro degli agenti stranieri. Tra queste l’Ong “Dront” che ha sede a Nizhnii Novgorod.
“Dront” ha chiesto di essere tolta dal registro ma la sua richiesta è stata rifiutata in quanto riceve “finanziamenti dall’estero”. In realtà, le tre donazioni citate erano: 500 rubli dall’Ong russa “Bellona-Murmansk” per un abbonamento alla rivista; un prestito, restituito ancora prima del giudizio, da parte di un’altra Ong ambientalista finita nel registro degli agenti stranieri; e, ancora più sorprendente, un finanziamento da parte di “Sorabotnichestvo” una fondazione della Chiesa ortodossa russa che però riceve piccole donazioni da Cipro.
L’Unione delle donne del Don ha invece subito una sistematica e accanita persecuzione.
Questa Ong è stata tra le prime a finire nel registro degli agenti stranieri. Così, le attiviste hanno creato una nuova Ong, la Fondazione delle donne del Don ma anche questa, nell’ottobre 2015, è stata dichiarata agente straniero. Il 24 giugno 2016 alla presidente Valentina Cherevatenko è stata notificata l’apertura di un’indagine per violazione dell’articolo 330.1 del codice penale, per aver “consapevolmente evaso gli obblighi” ai sensi della legge sugli agenti stranieri. Se sarà giudicata colpevole, la donna rischia fino a due anni di carcere.
Le autorità russe dovrebbero essere abbastanza forti da accettare critiche costruttive da parte dei gruppi della società civile e da imparare a lavorare con loro, non contro di loro. La legge sugli agenti stranieri mostra invece la loro debolezza e la paura che fa una società civile indipendente...
(AgoraVox)

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