Rapì la figlia per portarla in Siria e vendicarsi dell’ex moglie: arrestato in Turchia, ma la piccola Emma è sparita...




Mohamed Kharat è stato fermato dall’Interpol. La madre della bimba: “L’Italia non vale niente se non me la riporta a casa”

                                                                 Alice Rossini, la madre di Emma Houda

«Il nostro paese non vale nulla, se non porta a casa mia figlia». Lo ha detto Alice Rossini, la madre di Emma Houda di 4 anni, la bimba rapita 5 anni fa e portata in Siria dal padre, Mohamed Kharat, fermato dall’Interpol in Siria. Secondo quanto riferito dal legale della donna, Luca Zita, non ci sarebbero notizie precise su dove in questo momento si trova la bambina. «Questa è l’unica occasione che abbiamo di riportare a casa la bambina - afferma il legale della donna Luca Zita - il Governo italiano deve trovare il dialogo con quello Turco». 

«L’ambasciatore italiano ad Ankara e il Ministero mi hanno detto che la Turchia potrebbe non estradarlo in Italia perché la condanna a dieci anni non sarebbe sufficiente - ha aggiunto l’avvocato - ma ho verificato, e risposto per iscritto, facendo notare che secondo il trattato di Parigi e la convenzione dell’Aja, gli estremi ci sono tutti».  

Emma, nata nel marzo 2010, venne portata via dal padre nel dicembre del 2011, dalla casa dove la piccola viveva con l’ex moglie, a Vimercate (Monza). La donna aveva deciso di lasciarlo e l’uomo, per vendetta, come le dirà più volte al telefono, aveva deciso di portarle via `la cosa che ti è più cara´. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, grazie alla complicità di un’altra donna (una conoscente italiana del siriano) che si era spacciata per la madre della piccola, Kharat era riuscito ad espatriare. Sempre sempre secondo le ricostruzioni degli investigatori, l’uomo era salito su un volo diretto in Grecia e poi da lì era ripartito, da solo con Emma, alla volta della Siria.  

Per mesi Alice Rossini, nel frattempo attivatasi nel chiedere aiuto tramite le forze dell’ordine italiane e lanciando appelli in rete, non aveva saputo più nulla della piccola Emma. Secondo il racconto della donna, Kharat le avrebbe poi telefonato almeno due volte, avanzando richieste economiche per restituirle la figlia, passandogliela al telefono solo per pochi secondi. La Rossini era poi volata al confine tra Siria e Turchia, a fine settembre 2014, dove aveva avuto l’ultimo contatto (sempre telefonico) con l’ex marito che, anche in quell’occasione, le aveva chiesto trecentomila euro per restituire Emma. Da allora ogni contatto era stato interrotto. Nel frattempo il siriano è stato condannato prima in Tibunale a Monza, quindi in Appello Milano, a dieci anni in contumacia per sequestro di persona e sottrazione di minore. Per Kharat erano stati emessi sia il mandato di arresto europeo, che il mandato di cattura internazionale. Nel fine settimana l’Interpol lo ha individuato e fermato in Turchia...

(La Stampa Esteri)


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