Proteste in Marocco per la morte violenta di un pescivendolo: il Re teme una nuova Primavera araba...




Manifestanti che partecipano alle marce di protesta dopo la morte del pescivendolo Fikri a Rabat. Sullo sfondo si vede anche una bandiera berbera. Rabat, Marocco, 30 ottobre 2016. REUTERS/Stringer


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È stato un weekend di passione in Marocco: migliaia di cittadini marocchini hanno protestato in diverse città del Paese in seguito alla morte, violenta e piuttosto misteriosa, di un pescivendolo avvenuta nella città di Hoceima: da Rabat a Marrakech fino a Tetouan e Casablanca si sono svolte manifestazioni massicce in quello che i media hanno cominciato già a definire “la Primavera araba del Marocco”. Forse un po' troppo prematuramente.

                                          

Nel 2011, quando il Nordafrica e parte del mondo arabo si incendiarono centinaia di proteste contro i governi corrotti, il Marocco non fu stravolto dalla “rivoluzione” come la Tunisia, o peggio la Libia e la Siria. Re Mohammed VI promise quasi subito riforme costituzionali per rinforzare il potere esecutivo del governo, un ridimensionamento del potere del sovrano, un referendum per sottoporre poi tali riforme al popolo marocchino. Poco, molto poco, è stato fatto a distanza di oltre cinque anni.
Lui si chiamava Mouhcine Fikri e venerdì 28 ottobre il suo corpo è stato ritrovato schiacciato da un autocompattatore dell'immondizia: Fikri faceva il pescivendolo, aveva trent'anni, ed è stato fermato da due agenti della polizia mentre vendeva del pesce spada nella città di Al-Hoceima, nel nord del Marocco. Il reato che Fikri avrebbe commesso è proprio di aver venduto pesce spada: in questo periodo dell'anno è imposto un fermo pesca dalle leggi marocchine e fatto divieto di vendita, per questo i due agenti hanno sequestrato la merce, gettata poi in un camion dell'immondizia. Cercando di opporsi a quello che considerava un abuso di potere Fikri avrebbe protestato e si sarebbe infilato nell'autocompattatore, finendo schiacciato, una scena che è stata anche filmata da alcuni testimoni con un telefonino.
Secondo i testimoni però ci sarebbe anche dell'altro: uno dei due agenti infatti avrebbe richiesto a Mouhcine Fikri di pagargli una tangente e il sequestro della merce sarebbe scattato solo in seguito al rifiuto del pescivendolo. Di fronte alle sue proteste e al tentativo di recuperare la merce uno dei poliziotti lo avrebbe letteralmente gettato tra gli ingranaggi dell'autocompattatore. Secondo altre testimonianze durante il disperato tentativo dell'ambulante i due agenti avrebbero ordinato ai netturbini di accendere gli ingranaggi. Il video del corpo senza vita di Fikri, piuttosto cruento, è stato pubblicato sui social network e in poche ore migliaia di marocchini sono scesi in strada per protestare ad Al-Hoceima. La città, capitale della zona montagnosa del Rif, è famosa per il suo passato ribelle, sotto il regno di Hassan II.
Nei giorni successivi le proteste si sono diffuse alle più importanti città del Paese. La storia di Mouhcine Fikri è una storia di ordinaria corruzione e abuso di potere, in Marocco: una vicenda che ricorda molto quella del tunisino Mohamed Bouazizi, ambulante datosi fuoco di fronte al governatorato di Sidi Bouzid per protestare contro il sequestro della propria merce. Quel gesto di Bouazizi fece esplodere la Primavera araba nel 2011, prima in Tunisia e poi in quasi tutto il mondo arabo.
Per questo motivo, e visto anche che in Marocco le proteste su ampia scala sono rare, se non uniche, le autorità più alte dello Stato si sono mobilitate: il Re Mohamed VI, che si trova in Tanzania “per motivi di lavoro” (i più pensano sia in vacanza, visto che di incontri ufficiali non ne sono stati organizzati), ha ordinato ai suoi ministri di Interni e Giustizia di aprire un'indagine (promessa in una conferenza stampa dai due) e al primo di far visita alla famiglia della vittima e presentare le reali condoglianze. Ma potrebbe non bastare ed è proprio l'atteggiamento del governo a preoccupare: il Ministro dell'Interno Mohamed Assad, in una conferenza stampa sabato 29 ottobre, ha dichiarato che gli agenti non c'entrano nulla con la morte del pescivendolo.
Nel frattempo tra la popolazione le polemiche per la morte di Fikri si sono acuite dalle informazioni sui suoi assassini, chissà se vere o false: accuse di pedofilia e violenza sessuale, di omicidio e tortura, le speculazioni sul curriculum vitae dei due poliziotti rendono oggi impossibile discernere il vero dal falso. Quel che è certo è che Mouhcine Fikri è morto nell'autocompattatore: il più grande partito islamico del Paese, vietato ma tollerato, Al Adl Wal Ihssane (Giustizia e Carità) si è unito alle manifestazioni spontanee invocando alla lotta rivoluzionaria contro “il potere dispotico che si fa beffe dei diritti fondamentali e umani dei cittadini” mentre il partito di maggioranza Giustizia e Sviluppo (PJD) ha invitato i suoi sostenitori a boicottare la protesta. PJD siede al tavolo delle trattative per formare il nuovo governo del Paese.
Dal 7 al 18 novembre la città di Marrakach ospiterà i lavori del summit internazionale COP22, la conferenza sul clima che segue gli accordi di Parigi dello scorso anno, e se i manifestanti sembrano molto determinati nel portare avanti la loro protesta le autorità sembrano spaventate da ciò che potrebbe succedere se le manifestazioni non si interromperanno, cosa difficile perché dal 2011 sono stati decine i casi di autoimmolazione per protesta contro le “ingiustizie sociali”. La morte di Fikri, in tal senso, potrebbe essere la famosa goccia che fa traboccare il vaso...
(International Business Times)

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