L’agonia di Aleppo: ribelli in fuga, vince Assad. E poi?...




Le varie formazioni ribelli che occupano diverse parti della città di Aleppo stanno perdendo la partita. Verso la vittoria delle forze governative ma non della fine del martirio siriano. Assad vincitore, un Paese raso al suolo da ricostruire, e milioni di profughi a cui dare alloggio, cibo a lavoro. Ma tutte le tensioni che hanno dato il via al conflitto rimangono e rischiano altre deflagrazioni. Agonia di Aleppo ma non ancora la fine del massacro Siria.



I ribelli delle diverse formazioni, jihadisti Isis compresi, perdono terreno nel loro bastione di Aleppo est e hanno già dovuto abbandonare più di metà dei quartieri che controllavano. Travolti dai bombardamenti, dall’accerchiamento, senza pià rifornimenti di viveri e armi e medicine, i ribelli non possono far altro che arretrare. La battaglia di Aleppo sta per finire avvicinando la fine del macello Siria.
Ecco come riassume l’attuale crisi siriana oggi, Bernard Guetta, France Inter, ripreso su Internazionale. «I ribelli stanno perdendo la partita. In piena transizione elettorale, la Francia e gli Stati Uniti sono del tutto assenti, mentre la Russia continua a fare passi avanti». La battaglia sul campo e il confronto politico diplomatico, e anche qui è Assad che vince, se pure per interposta forza politioco militare russa.
Dunque, la Francia, lo dice il francese Guetta, sta cercando di mobilitare i paesi vicini alla ribellione contro Assad, ma ‘oltre al fatto che ormai è troppo tardi’, François Hollande ha altro adesso a cui pensare. Ad esempio, evitare un crollo totale della sinistra, mentre il candidato presidente per il centrodestra, François Fillon, è convinto che una vittoria di Assad non sarebbe la soluzione peggiore.
Dalla Francia agli Stati Uniti, scenario simile. Donald Trump che condivide l’approccio realistico di Fillon mentre Barack Obama non è più operativo e, detto a posteriori della sua presidenza, nel conflitto favorito anche da errori Usa in Siria, non ha mai voluto impegnarsi troppo.
Dunque è la Russia di Putin che si avvicina al trionfo. Il suo obiettivo di rimettere piede in Medio Oriente salvando il regime di Assad dal crollo a cui era vicino cinque mesi fa è stato pienamente raggiunto. Guerra al finale col suo vincitore definito? Non ancora. I ribelli controllano diverse parti del paese, ma in questo momento il loro destino militare sembra segnato.
Politicamente, quando le formazioni ribelli di varia natura e provenienza avranno definitivamente perso Aleppo, la Russia la farà da padrone in Siria. E nell’area potrà riavvicinarsi all’Iran, l’altro grande alleato di Assad e uno degli stati più solidi della regione. La partita con la Turchia di Erdogan presenterà più incognite e richiede altra riflessione.
Assad dovrà ricostruire un paese devastato, fatta eccezione per gran parte di Damasco e per la costa settentrionale. E, sempre Guetta osserva, «Né la Russia né l’Iran hanno i mezzi per finanziare una ricostruzione su larga scala». Milioni di profughi a cui trovare alloggio e cibo, e altri milioni di persone in fuga nel mondo il cui ritorno non è affatto scontato.
L’immagine della diaspora palestinese, costretta da generazioni a vivere in campi profughi all’estero a far crescere nuove generazioni nell’odio e nel sogno di vendetta. Molti siriani continueranno a vivere a lungo nei campi all’estero, dove cresceranno molti giovani combattenti pronti a vendicare le loro famiglie e a riconquistare i territori perduti.
Guerra forse vinta da Assad, ma solo per ora. E ciò che di terribile è accaduto rischia di non bastare. Tra le tante guerra che si sono combattute in Siria, anche la partita religiosa tra sunniti e sciiti alawiti in casa. Maggioritarie nella regione, le potenze sunnite non lasceranno il passo all’Iran sciita. Col rischio che questa guerra che speriamo si stia avviando almeno ad un armistizio, possa persino estendersi ad altri protagonisti e peggiorare...

(RemoContro)

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