La mano della Francia nel genocidio in Ruanda...




Un giovane ruandese si copre naso e bocca per non respirare l'olezzo dei cadaveri ammassati in una fossa comune, 19 luglio 1994. Ruanda. REUTERS/Corinne Dufka


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Lunedì 31 ottobre la Commissione Nazionale per la Lotta contro il Genocidio (CNLG) del Ruanda ha pubblicato un elenco di 22 alti ufficiali dell'esercito di Francia, accusati di essere coinvolti nel genocidio dei Tutsi del 1994: tra questi ci sono l'ex-capo di Stato Maggiore dell'esercito francese, il generale Jacques Lanxade, e l'ex-comandante dell'Operazione Turchese, schierata il 22 giugno 1994 in Ruanda su mandato delle Nazioni Unite. 
Secondo la CNLG il generale Lanxade avrebbe ricevuto e ignorato diverse segnalazioni di abusiperpetrati dall'esercito ruandese sui civili Tutsi nel 1994, mantenendo l'assistenza militare e le forniture di armamenti e attrezzature agli assassini.
Le presunte, o meglio probabili, responsabilità francesi nella mattanza di oltre 800.000 uomini, donne e bambini di etnia Tutsi hanno già portato, nel 2006 e nel 2009, ad una rottura quasi totale delle relazioni diplomatiche tra Kigali e Parigi: nel 2014, alla commemorazione del ventesimo anniversario del genocidio in Ruanda, solo un Paese ha fatto pesare la propria ingombrante assenza alla cerimonia tenutasi a Kigali, la Francia. Ben 14 anni prima l'allora primo ministro del Belgio Guy Verhofstadt, oggi europarlamentare, si era scusato in forma ufficiale per il ruolo del suo Paese nella drammatica e turbolenta storia del Ruanda.
Era il 1990 quando il Fronte Patriottico Ruandese (RPF), formato in maggioranza da Tutsi in esilio in Uganda e che al vertice aveva, tra gli altri, l'attuale presidente Paul Kagame, cominciava le prime contestazioni al potere di Juvenal Habayrimana, culminate il 6 aprile 1994 con l'abbattimento del suo aereo da un misterioso missile terra-aria di origini ignote: secondo un'indagine francese conclusa nel 2012 il missile sarebbe partito da un campo militare “ufficiale”. Tuttavia all'epoca il partito Hutu-power accusò proprio Kagame e i Tutsi e diede inizio ad una delle peggiori e sanguinose mattanze che le cronache africane ricordino, l'incubo che molti cittadini ruandesi - e non solo - sognano ogni notte da oltre 20 anni.

Le famiglie dei membri dell'equipaggio dell'aereo abbattuto sui cieli di Kigali nel 1994, tutti francesi, chiesero alla giustizia di Parigi di aprire un'indagine per accertare le responsabilità di quell'attentato ma a gennaio un tribunale chiuse l'inchiesta che vedeva indagate sette membri dell'esercito di Francia. I magistrati, i primi di ottobre, hanno deciso di riprendere in mano il fascicolo ribaltando le accuse su Kagame e chiedendo di interrogare l'ex-capo di Stato Maggiore ruandese Faustin Kayumba Nyamwasa, che in Ruanda è rincorso da accuse di “atti di terrorismo”, che vive in Sud Africa e che da sempre accusa l'attuale presidente di essere implicato nell'attentato a Habayrimana.
“Il rifiuto di concludere le indagini giudiziarie e il pronunciamento contro i leader ruandesi che riuscirono a fermare il genocidio è un tentativo di nascondere le proprie responsabilità” si legge nel comunicato stampa del CNLG. Un fatto che aveva scatenato la dura reazione del Presidente ruandese, il quale il 10 ottobre ha criticato la decisione del tribunale francese e minacciato ulteriori rotture diplomatiche.
Il braccio di ferro tra Francia e Ruanda sulle responsabilità dei primi nel terribile genocidio è cominciato nel 1998, quando il giudice Jean-Louis Bruguiere aprì la prima inchiesta in seguito alla denuncia della figlia del co-pilota, presentata un anno prima. Sempre nel 1998 diverse inchieste del giornalista di Le Figaro Patrick de Saint-Exupéry, che si trovava in Ruanda durante l'Operazione Turchese nel giugno 1994, per la prima volta portarono agli occhi del pubblico francese le notizie circa le responsabilità delle loro Forze Armate.
Il genocidio ruandese è stato uno degli eventi più sanguinosi del XX secolo e i misteri attorno a quei tragici fatti sono ancora troppi e insopportabili. Quando però parliamo di “probabile ruolo” della Francia ci atteniamo a quelli che sono i crudissimi fatti di quei mesi estivi del 1994: il Belgio ha ammesso le proprie responsabilità e la propria cecità, due volte, e lo stesso è stato per gli Stati Uniti. Già nel 1994, in Francia, si descriveva l'Operazione Turchese come “un'operazione coloniale”, parole pronunciate dall'ex-ufficiale della Legione Straniera Pierre Messmer: Bernardo Valli di Repubblica, all'epoca redattore capo nella redazione francese del quotidiano, scrisse nel luglio 1994 (poco dopo la fine del genocidio) che la Francia aveva aiutato in Ruanda il tiranno Habyarimana a rafforzare il suo esercito “e ad organizzare milizie destinate ad alimentare la guerra civile e a partecipare più tardi al massacro degli oppositori”. Informazioni calde, rese note meno di un mese dopo la fine della mattanza, e per questo non annacquate dalle polemiche e dai complottismi.
Secondo la "dottrina Kagame" l'abbattimento dell'aereo di Habayrimana fu opera degli stessi Hutu, che poterono così dare inizio agli spargimenti di sangue. L'impressione, sostenuta dai fatti, è che oggi la coscienza francese cerchi di ripulirsi dall'infamia di quei mesi nascondendo la verità. A risentirne non saranno i Tutsi ma la memoria del genocidio, l'umanità intera...
(International Business Times)

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