Freddo, fame, sgomberi per i migranti a Roma: se questo è un uomo...




La Roma solidale e quella fascistoide ululante accanita eccitata dai media imbecilli. Poi la Roma istituzionale, peggio che mai. Indifferente.

Dopo lo sgomero, per uno strano prodigio l'uomo che dorme per terra non si è dissolto nel niente



Ci sono tante Rome diverse dentro questa Roma che è appena uscita da Mafia Capitale e sta affondando davanti ai nostri occhi, devastata da ignoranti senza cuore, da mestatori, imprese editoriali esperte in palazzinaraggio, strani politici senza cultura, personaggi pessimi arraffoni felici e contenti. E tanta tanta stupidità miope.
Tante le Rome. C’è quella della sindaca Raggi e della sua assessora Baldassare, pessima, senza mezza idea su come risolvere un problema, quello dei migranti che altre città europee (e tante italiane tipo Milano) hanno risolto senza tante pazzie e incapacità.
C’è la Roma della politica ufficiale e dei giornali, che sostanzialmente è sintonizzata sulle beghe inutili e sul referendum. Tifa per lo stadio della Roma senza capire il senso della speculazione, ma tifa perché così è abituata. Discute al bar di Trump e della fenomenologia populista americana, senza sapere una ceppa, ma ignora i problemi della ferocia umanitaria cittadina sotto casa, per dire.
C’è però anche la Roma di Baobab Experience però. Quella dei Medici per i diritti umani, Medu. La Roma che non volge lo sguardo dall’altra parte, che non fa la rivoluzioncina delle biciclettate o delle seghe mediatiche sul divanetto di casa impugnando il mouse o il telecomando: da bravi schiavetti tecnologici. Ossia la città dei volontari, della solidarietà, delle persone per bene che si preoccupano del prossimo a fatti e non a parole.
Questa Roma è costantemente sgomberata, presa a calci e a manganellate dalla polizia, messa in un angolo mentre il potere devasta l’idea di solidarietà nel nome di una pippa mentale come il decoro, e di un concetto che apparentemente dovrebbe mettere d’accordo tutti, la legalità. Già, legalità: parola che privata della giustizia rappresenta un valore vuoto, inutile, formale. E come tutte le parole svuotate e senza significato sono usate come manganello contro i più deboli.

Scrive Alessia dopo lo sgombero violento e ottuso di ieri, commentando la foto di un ragazzo che dorme per terra, al freddo. Solo.
"Ho un nome, non un numero da ricordare.
Ho una casa, non un freddo marciapiede da cercare. 
Vivo in pace, non conosco la guerra. 
Quando ho fame, mangio, non conosco la fame. 
Il mio passato potrei dimenticarlo, ma non sono turbata dal ricordo.
Sono stata una bambina, perché nessuno mi ha impedito di esserlo. 
Sono sette volte che siamo testimoni di una gestione malsana del potere. 
Sono sette volte che questo potere, le istituzioni, lo caricano di insensibilità.
Sono invece innumerevoli le ingiustizie che hanno subito questi ragazzi, con un numero come nome, con un marciapiede come casa, scappati da guerre, dalla fame, con il solo desiderio di dimenticare.
Dal momento in cui hanno poggiato i loro piedi stremati sulle nostre pacifiche terre, abbiamo il dovere morale di impegnarci per dare loro delle opportunità, rispettando prima di tutto il loro passato e partendo dal rispetto della loro dignità. 
Aggiungerne sette di ingiustizie è la strada corretta per rendere ancor più un inferno la loro esistenza che nell'inferno è iniziata. Invece questo, per chi si batte per loro è solo un altro dei mille motivi che garantiscono di essere dalla parte giusta, al loro fianco, comunque vada".

Vi invitiamo a seguire sui link che abbiamo segnalato la vicenda dei migranti sgomberati e lasciati al freddo e al gelo, senza mangiare per strada. Seguitela. Qui sotto vi mettiamo a seguire gli ultimi comunicati tratti dal sito di Baobab che raccontano una mattinata semplice di imbecillità umana.

1L’unica istituzione che aveva il potere di bloccare l’ennesimo sgombero ha risposto che tutto sarà rimandato ad un incontro fissato per martedì. Dopo le identificazioni in questura c’è sempre il marciapiede ad attendere i ragazzi. Si poteva evitare di non fargli trovare di nuovo il nulla.
Chi presiede cariche istituzionali non può sottrarsi dalle proprie responsabilità, ma a quanto pare l’incompetenza e l’insensibilità sono le caratteristiche della nuova gestione della capitale d’Italia, che continua a voltare le spalle.
2
Pochi minuti fa, durante un colloquio con le forze dell’ordine, siamo stati accusati di fare resistenza al “niente”, perché non presenti migranti. Abbiamo appena appreso che quel “niente” erano 45 migranti, uomini donne, tra cui MINORI, che questa mattina alle ore 5.00 sono stati portati in Questura. La prassi è quella di portare in Questura i migranti -già identificati- per tutto il giorno, per poi abbandonarli nuovamente in strada. Stavolta hanno agito di notte, per fare in modo che stamattina non ci fosse nessuno (tranne minori non accompagnati!).
3
Il presidio umanitario di MEDU – Medici per i Diritti Umani e Baobab Experience allestito in un parcheggio inutilizzato e di disponibilità di Roma – Comune per il Giubileo della misericordia sta per essere sgomberato. Era destinato ai bus di pellegrini. La polizia sgombererà se -entro mezz’ora- non riceveremo un’autorizzazione provvisoria da parte dell’assessora Baldassarre, avendo l’amministrazione pubblica la responsabilità dello spazio in questo momento. Come al solito il ricatto è: collaborare all’indecenza istituzionale smontando i ripari montati ieri oppure vedere tutto il materiale gettato via.
E’ l’ennesima volta che riceviamo ordini del genere, accompagnati da un invito a spostarsi di qualche centinaio di metri verso un nuovo imprecisato spazio, dal quale verremmo in ogni caso sgomberati in capo a poche ore come sta accadendo in questi minuti.
Siamo a poca distanza da piazzale Spadolini, da dove siamo stati sgomberati e multati più e più volte per la solidarietà e l’assistenza medica e legale. Siamo in via Altiero Spinelli, padre costituente dell’Europa unita.
4
COMUNICATO DI AMNESTY INTERNATIONAL.
Dopo i ripetuti sgomberi del centro di accoglienza per migranti e rifugiati “Baobab” prima in via Cupa e in seguito nei pressi della stazione Tiburtina, Amnesty International Italia ha scritto alla sindaca di Roma Virginia Raggi per conoscere quale sia la strategia delle autorità capitoline per far fronte alle necessità di centinaia di migranti a Roma (molti dei quali transitanti ma anche richiedenti asilo).
Nei mesi scorsi, in mancanza di risposte istituzionali, tanti volontari hanno tamponato la situazione umanitaria con generosità portando cibo, vestiti, sacchi a pelo e tende, fornendo dunque un aiuto necessario per proteggere i migranti da freddo e fame.
Tuttavia, negli sgomberi continui delle ultime settimane, tutti questi materiali donati sono stati confiscati ed eliminati come rifiuti. In mancanza di alternative, questi sgomberi appaiono dunque un accanimento che altro non fa che esasperare una situazione già di per sé molto dura.
Per queste ragioni, il 18 novembre Amnesty International Italia ha chiesto un incontro con il Comune di Roma per appurare quali siano i piani per rispondere a un’emergenza che non può più essere nascosta né rimandata.

Per finire, pubblichiamo questa bellissima lettera di Elisa Memeo, volontaria di Baobab:
“Amo le donne senza tifoseria da stadio, senza voler scadere in facili semplificazioni o in generalizzazioni spicciole, sono fermamente convinta che le armi della violenza appartengano prevalentemente al genere maschile.
Quando virginia raggi venne eletta sindaco di Roma ne ho gioito sinceramente. Indipendentemente dalla provenienza politica, la mia gioia era legata, in primo luogo, al fatto che fosse una donna ed una donna giovane. Roma è una città complessa, con retaggi di passate amministrazioni devastanti anche nel presente. Una mente femminile, una sensibilità femminile, pensavo potessero portare ad un agire diverso, altro rispetto al passato. Forse in alcuni casi è così, forse in alcuni casi il suo operato sta portando ad un rinnovamento reale di una città, per molti versi, impantanata nella sua stessa grandiosità.
Spiace, però, constatare, che su questioni delicate, fragili, sensibili, questioni dove si parla di vite, di vite, spesso, in pericolo di vita, di vite scosse e ferite dalla vita stessa, di vite che legalmente non esistono perché, per loro, non è previsto alcun tipo di riconoscimento giuridico, vite trasparenti, ma pesanti di un passato che grava come montagne sul presente, quella sensibilità femminile sperata, tarda, anzi manca, ad annunciarsi. Oggi si sgombera, con polizia ed Ama, anche il presidio umanitario allestito ieri da MEDU in un parcheggio deserto di proprietà del Comune. Ci sono minori, molti minori non accompagnati: è violenza, è violenza psicologica ed umana anche questa. È una violenza che ferisce, forse, più di uno schiaffo. È terrorismo e oscurantismo. È la violenza che strappa anche solo la ricerca di una quotidianità fragile come un foglio di carta. è la sottrazione di ogni umanità. È violenza e il suo perpetrarsi subdolo, violenza che entra nelle ossa come nudi sotto un temporale.
È una dimostrazione di potere, tipicamente maschile, che ignora la vita.
Macchie che non si cancelleranno facilmente. Peccato.
I migranti, in un modo o nell’altro, riusciranno ad arrivare, si rialzeranno e ripartiranno, abbracciati e sostenuti dalla solidarietà. Difficilmente, però, questo agire verrà dimenticato, difficilmente questa responsabilità sarà alleggerita.
Peccato, per noi e per te.”



(Globalist)

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