Yemen, bombe sul funerale Houthi: oltre 150 morti. Ira degli Usa...




Decimati i vertici dei ribelli Houthi. L’irritazione di Washington: "Siamo pronti a rivedere sostegno a Riad". L’Arabia nega responsabilità, ma avvierà un’inchiesta interna.



Sale il bilancio delle vittime nei bombardamenti di ieri, 8 ottobre 2016, su Sana’a, capitela dello Yemen durante il funerale Ali bin Al-Ruwaishan, padre del ministro dell’Interno del governo ribelle. Sarebbero oltre 150 le persone che hanno peso la vita nei raid e oltre 500 sono rimaste gravemente ferite. Alla cerimonia erano presenti infatti oltre duemila persone, molti dei quali esponenti di spicco degli Houthi, il movimento degli sciiti yemeniti che nel febbraio 2015 ha cacciato con le armi il presidente Abd Rabbuh Mansour Hadi, prendendo il potere. Il bombardamento ha decimato i vertici di Houthi: tra gli esponenti di spicco dei ribelli rimasti uccisi c’è anche il sindaco di Sanaa, Abdel Qader Hilal. Per l’attacco i ribelli hanno subito puntato il dito contro Riad. Dal marzo 2015, infatti, l’Arabia Saudita e suoi alleati sunniti, Paesi del Golfo e Sudan, combattono gli Houti. All’inizio si pensava ad una guerra lampo per rimettere al potere il presidente Hadi, ma tutto si è trasformato adesso in una guerra di posizione snervante, con l’Arabia Saudita che continua a compiere raid, anche sui civili, nello Yemen.

Dopo l’ultimo bombardamento però è arrivata la dura e irritata reazione di Washington. La coalizione militare a guida saudita si è detta pronta a indagare su quanto accaduto in Yemen. "Siamo molto turbati da una serie di attacchi ai civili", ha detto Ned Price, portavoce della Sicurezza nazionale della Casa Bianca. "Alla luce quelli e di ciò che è accaduto adesso - ha aggiunto - abbiamo cominciato a rivedere il mostro già abbastanza ridotto sostegno alla Coalizione e lo renderemo compatibile con i principi, i valori e gli interessi degli Stati Uniti, tra cui vi è la fine immediata di questo conflitto. La cooperazione con l'Arabia saudita non è un assegno in bianco".

 Dopo le parole di Price, Riad, che ha negato ogni responsabilità, si è detta dunque pronta ad aprire un'inchiesta con gli Usa sul "deplorevole e doloroso" attacco aereo, riferisce la Saudi Press Agency. "La coalizione - promette una nota citata dall'agenzia di stampa saudita (Spa) - avvierà immediatamente un'inchiesta su questo caso insieme con esperti americani che hanno partecipato ad altre indagini". Ovviamente è palese a tutti che a compiere il raid sia stata l’aviazione saudita o qualche alleato. Ed è proprio il segno evidente della frustrazione dello stallo nelle operazioni di terra, con l’Arabia Saudita che ha perso centinaia di soldati, decimati da missili anticarro Kornet, forniti ai ribelli Houthi dall’Iran attraverso i porti che ancora controllano sul Mar Rosso. Solo tre giorni fa, una nave militare emiratina, inviata a bloccare i traffici, è stata centrata e semidistrutta da un missile dei ribelli.

Mohammed Abdel Salam, portavoce del gruppo Ansar Allah, che fa capo all'imam Abdel Malik al Houthi, ha già promesso vendetta contro l'Arabia Saudita, mentre il ministero degli Esteri iraniano ha condannato l'attacco così come il leader delle milizie sciite libanesi Hezbollah, che ha tenuto stasera un discorso pubblico in occasione delle celebrazioni di Ashura' a Beirut Washington, stretta alleata di Riad, aveva fatto sapere di voler riconsiderare il proprio sostegno alla coalizione...

(Globalist)

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