Non solo Aleppo: tutte le guerre che dilaniano la Siria...




Gli estremisti di Jund al-Aqsa avanzano verso Hama. Assad si riprende Daraya. Bombe israeliane vicino al Golan. Le mire dell'Isis su Dabiq. La mappa siriana.


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La battaglia infinita per il controllo di Aleppo, o forse è meglio dire di quello che resta, ha catturato in modo esclusivo l’attenzione dei media di tutto il mondo.
L’esercito del presidente Bashar al Assad, appoggiato dalla Russia e dagli altri suoi alleati, ha lanciato un’offensiva pesante per conquistare la parte orientale della città, da cinque anni in mano a diversi gruppi ribelli.
La battaglia sembra ancora lunga, ma per ora due effetti sono stati raggiunti.
Il primo: l’aggravarsi delle condizioni di vita, già drammatiche, dei circa 270 mila civili che, secondo le Nazioni unite, vivono ancora in quelle aree.
Il secondo, militare e politico: il rinsaldarsi delle alleanze dei diversi gruppi armati attivi ad Aleppo Est.
Quel poco che è rimasto dei cosiddetti ribelli moderati è ormai diventato un tutt’uno con le milizie più radicali che combattono nella città.
POSSIBILE CORRIDOIO SCIITA. Aleppo ricopre un ruolo strategico fondamentale per il futuro della guerra civile siriana.
Se il governo dovesse riuscire a riprendere il controllo della città si aprirebbe un “corridoio sciita”, temuto dall’Occidente e dai Paesi del Golfo, che collegherebbe Damasco a Teheran, passando per Aleppo e Baghdad.
Inoltre gli oppositori del governo perderebbero l’unica grande città che controllano in Siria, a parte Raqqa nelle mani dell'Isis.
La guerra in Siria, però, non si combatte solo ad Aleppo. Un viluppo di avversari e alleati, veri e presunti, si sta diffondendo in tutto il Paese.
OFFENSIVA JUND AL-AQSA. Nella provincia di Hama il gruppo estremista Jund al-Aqsa alla fine di agosto 2016 ha lanciato una pesante offensiva, che gli ha permesso di conquistare decine di villaggi nelle zone vicine a Idlib, roccaforte dei ribelli.
Gli insorti sono ora a circa 15 chilometri a Nord di Hama, una delle più grandi città siriane.
I miliziani puntano a bloccare la via di comunicazione principale utilizzata dal governo per inviare rifornimenti nella provincia di Aleppo.
 

Daraya è tornata nelle mani di Assad

Civili siriani nella città di Daraya.
(© GettyImages) Civili siriani nella città di Daraya.
Tra i maggiori centri urbani catturati dagli insorti nella provincia di Hama ci sono Helfaya, Muan e Suran.
Il governo e i suoi alleati russi hanno risposto all'offensiva con attacchi aerei intensi.
Le forze di Assad hanno recentemente riconquistato Daraya, alla periferia Sud di Damasco, ed evacuato dalla città ormai in rovina le poche migliaia di civili che erano bloccati là da cinque anni.
Ora le forze dei ribelli e degli islamisti hanno concentrato la loro azione militare nell’area a Nord-Est della capitale.
BOMBE QUOTIDIANE. Qui l’opposizione mantiene due postazioni importanti a Jobar e a Barzeh, da cui lancia attacchi e bombardamenti quotidiani sulle aree controllate dal governo.
Intorno alle due località le forze di Assad stanno per chiudere l’assedio.
Le diverse forze ribelli attive a Douma e Nashabieh sono travolte da scontri intestini per il controllo degli scarsi rifornimenti che superano il blocco attuato dal governo.   
La lotta infuria tra le fazioni ribelli e le forze pro-governative nella provincia di Deraa, lungo il confine con la Giordania.
JET ISRAELIANI. Nella vicina provincia di Qunaitra i jet israeliani non di rado bombardano le posizioni militari dell’esercito siriano vicino alle alture occupate del Golan.
I combattenti del “Northwest op position”, sostenuti da forze di terra e aeree turche, continuano ad avanzare nei territori controllati dall'Isis, mentre le forze curde siriane dell’Ypg, sostenute dagli Stati Uniti, hanno preso la maggior parte del confine settentrionale del Paese.
Tuttavia, gli uomini dell’Ypg ora devono scontrarsi con le forze armate turche: il governo di Ankara vede queste forze curde come un’emanazione dei ribelli curdi attivi in Turchia.

Dabiq città chiave per la propaganda del Califfato

Combattenti ribelli in Siria.
(© GettyImages) Combattenti ribelli in Siria.
L’opposizione turco-siriana sta avanzando in direzione di Dabiq, luogo che occupa un posto significativo nella propaganda dello Stato islamico.
Gli uomini del Califfato, rifacendosi a un’antica profezia, ritengono che Dabiq sarà il teatro di una battaglia apocalittica tra cristianesimo e islam.
La rivista on line dell'Isis prende il nome proprio da questa cittadina.
BATTAGLIA INFINITA. Nella zona di Deir al-zor esercito e ribelli e miliziani si scontrano in una battaglia infinita per il controllo della provincia.
La regione è stata pesantemente colpita dei bombardamenti della coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Stati Uniti.
Bombardamenti che hanno colpito anche una base dell’esercito governativo, uccidendo più di 90 militari.
La coalizione ha anche preso di mira i ponti sul fiume Eufrate e le strade della regione.
Questo ha provocato la reazione del governo siriano che ha accusato la coalizione di distruggere deliberatamente le infrastrutture del Paese.
CATASTROFE UMANITARIA. Intanto la battaglia per Aleppo continua senza tregua.
Di fronte alla catastrofe umanitaria che si sta consumando l’inviato speciale delle Nazioni unite, Staffan de Mistura, ha proposto alle parti di evacuare i circa 900 combattenti di al Qaeda rintanati nella parte orientale della città.
Per contro l’esercito siriano e l’aviazione russa si dovevano impegnare a sospendere i bombardamenti.
La proposta è caduta nel vuoto. I comandanti ribelli hanno affermato di non credere che il governo avrebbe fermato i bombardamenti, e Assad ha dichiarato che non c’è nessuna distinzione tra i militanti di al Qaeda e gli altri 7 mila combattenti dell’opposizione rintanati in città.
Così Aleppo continua a essere la città simbolo di un Paese martirizzato sotto gli occhi distratti del mondo...
(Lettera43)

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