L’Egitto delle torture Regeni nel Consiglio Onu sui diritti umani...




L’Egitto è stato eletto nel Consiglio per i diritti umani dell’Onu e alle Nazioni Unite, ferme al dopo seconda guerra mondiale, nessuno ha colto la contraddizione nominale e sostanziale della scelta. Il Caso di Giulio Regeni per l’Italia, ma non soltanto. Polemiche in casa e la Farnesina svela il suo ‘Voto segreto’: «Il nostro rappresentante presso le Nazioni Unite, Sebastiano Cardi, non ha votato per Il Cairo». E non lo hanno votato altri 19 Paesi. Poca roba, e alla fine il seggio all’Egitto arriva con 173 voti su 193 votanti. Ma andiamo a vedere cosa è accaduto anche dietro le quinte.



La Farnesina, ultimamente sotto schiaffo da più parti, si affretta a violare un suo segreto: «LʼItalia non ha votato lʼEgitto per lʼorganismo Onu sui diritti umani». Moto spontaneo di trasparenza? Non scherziamo. Solito parare ‘le spalle’ ministeriali dopo le polemiche sollevate da diversi organi di stampa sul caso. Ci viene anche detto che «Il ministero degli Esteri ha dato indicazione in questo senso in coerenza con la posizione italiana sul caso della morte del ricercatore friulano».
Dunque il caso di Giulio Regeni risorge dal dimenticatoio in cui le opportunità politico economiche vorrebbero relegarlo. L’Assemblea Generale dell’Onu ha votato l’entrata dell’Egitto nel Consiglio per i Diritti Umani. L’Egitto, il paese che a febbraio ci ha restituito il cadavere torturato dello studente Giulio Regeni ha adesso il compito di vigilare sui diritti umani. Un paese con 41mila prigionieri politici, 1700 desaparecidos nel 2015 e 754 omicidi extragiudiziali nei primi cinque mesi del 2016.
L’Egitto si troverà al fianco di nazioni come l’Arabia Saudita dove -rileva un quotidiano- “le decapitazioni pubbliche sono l’equivalente delle nostre partite di calcio”, o altri Paesi con situazioni di democrazia e diritti lasciano decisamente a desiderare, dalla Cina a Cuba, dall’India all’Iraq. Altri fanno rilevare come la stessa Assemblea Generale ha invece cacciato dallo stesso Consiglio per i Diritti Umani la Russia, colpevole di bombardare i terroristi jihadisti e ribelli assortiti in Siria in maniera un po’ rude.
Su Regeni Amnesty International insiste nella sua battaglia. Riccardo Noury, portavoce italiano: «L’impressione è che dopo il ritiro dell’ambasciatore si stia seguendo una via negoziale molto blanda». Una via, insomma, esattamente opposta a quella che il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sostiene di perseguire. «Se qualcuno immaginava che il tempo avrebbe portato l’Italia ad allentare l’attenzione, sbagliava. Continueremo a esercitare la nostra pressione diplomatica affinché si arrivi alla verità», prometteva ad aprile il ministro.
Nonostante l’opposizione di Roma, veniamo a sapere ora (e speriamo sia la verità su un voto comunque segreto) l’Egitto ha comunque raccolto abbastanza voti per sedere nell’organo che ha l’obiettivo di promuovere i diritti umani e denunciarne le violazioni. Il 28 ottobre l’Assemblea generale aveva eletto 14 membri in Consiglio: oltre all’Egitto, ci sono anche Arabia saudita, Brasile, Cina, Croazia, Cuba, Giappone, Iraq, Gran Bretagna, Stati uniti, Sudafrica, Tunisia e Ungheria. Un elenco che spiega molto della quasi inutilità Onu...

(RemoContro)

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