Due naufragi nel Canale di Sicilia: 148 morti, 97 recuperati da una petroliera...




Unhcr: il 2016 è già l'anno nero dei migranti, mai così tanti morti nel Mediterraneo



Ancora paura e morte in mare. Sarebbero cinquantuno i migranti morti in mare durante una drammatica traversata a bordo di alcuni gommoni nel Canale di Sicilia, mentre altri 97 migranti sono morti al largo della Libia e sono stati recuperati da una petroliera. Tra ieri e oggi le condizioni meteomarine hanno causato il capovolgimento delle imbarcazioni, come hanno sostenuto alcuni superstiti giunti quarantotto ore fa al porto commerciale di Augusta e sentiti in queste ore dal personale del Gruppo interforze della Procura di Siracusa. Di un altro naufragio avvenuto vicino alle coste libiche durante la notte dà notizia la Marina libica: "Almeno 97 migranti sono dati per dispersi dopo il naufragio di un barcone a bordo del quale viaggiavano 126 persone", ha detto il portavoce ufficiale Ayoub Kassem precisando che 29 migranti sono stati salvati.
Lo sbarco dei superstiti ad Augusta. Sono 339 i migranti arrivati, tra cui un cadavere, in prevalenza subsahariani, recuperati da tre gommoni e condotti in Sicilia dalla nave mercantile danese "Maersk Edward". Tra loro 25 donne e 31 minori non accompagnati. Diversi migranti sono stati trasferiti in ospedale per curare le ustioni così come molte donne in stato interessante. Tutti ricoverati all'ospedale di Lentini. Il personale della Procura ha fermato tre presunti scafisti: due senegalesi e un sudanese del gommone di 114 migranti, accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e trasferiti in carcere.

Il naufragio in Libia. Una petroliera libica ha recuperato i corpi senza vita dei 97 migranti annegati ieri al largo della Libia mentre stavano tentando la traversata del Mediterraneo a bordo di un gommone. È quanto riporta oggi il Libya Observer, precisando che la stessa petroliera, Anwaar Al-Khaleej, è riuscita a trarne in salvo altri 29, consegnati poi alla Guardia costiera libica.

"Il personale a bordo della petroliera è riuscita a trarre in salvo 29 migranti, mentre gli altri 97, tra cui tre donne e un bambino, sono annegati", ha detto oggi la Guardia costiera. Il gommone con a bordo 126 persone era partito ieri mattina da Garabulli, circa 50 chilometri a Est di Tripoli.

Ieri l'Onu ha dichiarato che sono almeno 3.800 i migranti morti o dispersi nel Mediterraneo dall'inizio dell'anno, uno dei più alti bilanci "mai registrati". Nel 2015 erano state 3.771 le persone morte o disperse durante la traversata.

Non solo. Stamane è approdata nel porto di Reggio Calabria la nave Bourbon Argos di Msf con a bordo i cadaveri di 12 migranti recuperati nei giorni scorsi da un gommone alla deriva a 26 miglia dalle coste della Libia.

"Quante tragedie come questa serviranno prima che i leader dell'Unione europea cambino le loro priorità mal riposte sulla deterrenza e forniscano alternative sicure alle traversate dei migranti in mare?". É la domanda che pone Stefano Argenziano, responsabile per le operazioni sulla migrazione di Medici senza frontiere.
"È una tragedia - aggiunge Argenziano - ma purtroppo non si può dire che sia stato un giorno eccezionale nel Mediterraneo.
Le scorse settimane sono state terribili per i nostri team e per le altre navi di ricerca e soccorso, costantemente impegnate in operazioni di salvataggio in cui troppi uomini, donne e bambini hanno perso la vita. Queste attività di ricerca e soccorso stanno diventando una gara in un cimitero marittimo. I nostri team sono schiacciati da una crisi creata dalle politiche, che ci fa sentire incapaci di fermare le morti in mare. Il 2016 sarà probabilmente dichiarato l'anno più nefasto per le morti nel Mediterraneo centrale".
"Nel corso di quest'anno - dice ancora il rappresentante di Medici senza frontiere - 327.800 persone sono arrivate in Europa via mare e 3.740 hanno perso la vita durante la traversata, secondo i dati dell'Unhcr. I team di Msf a bordo delle tre navi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, dall'inizio delle operazioni ad aprile scorso, hanno soccorso oltre 17 mila persone. Di fronte a una tale tragedia, MSF ribadisce ancora una volta che, se le operazioni di ricerca e soccorso possono salvare vite, creare vie legali e sicure è l'unico modo per mettere fine alle morti in mare"...

(Globalist)

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