Calais è nel cuore di Parigi...




Al fianco del fotografo Lillo Rizzo negli accampamenti di una umanità alla deriva.

                                                  

Fotografia di Lillo Rizzo



di Onofrio Dispenza

Lui per pochi centesimi fa il barbiere. Si offre uscendo dalla sua tenda blu, una delle centinaia che sorgono lungo questo marciapiede di Parigi che sembra la fotocopia di Calais. L'attraverso con al fianco il mio amico Lillo Rizzo, macchina fotografica a tracolla, a raccogliere, uno dietro l'altro, i volti di uomini, donne e bambini che Parigi aspetta di scrollarsi di dosso. Lillo di Sud del mondo ne ha attraversati tanti, questo è uno dei più sconvolgenti ed è a Parigi: "Sembriamo in India...", mi dice. Forse un chilometro di tende, e tendoni tesi tra una fila di alberi e un'altra,  sotto una generosa tettoia, un chilometro di disperazione e di abbandono. Non li cercano, non li trovano neanche i giornali francesi, tanto meno i corrispondenti stranieri. La Francia oggi chiude formalmente Calais e s'appresta a sgombrare con le buone o con le cattive questo immenso campo profughi che ha nel suo ventre, meglio, sullo stomaco.

"Di solito lo sgombero lo fanno all'alba...", mi ricorda Lillo Rizzo che sta realizzando un nuovo reportage su questa ferita del nostro tempo che ci vede medici maldestri. Lillo continua a fotografare. Lo fa con la pietà umana che non è dovuta ad un fotografo, che sarebbe d'obbligo per i governanti: "La cosa che più mi ha impressionato in questi giorni che sono stato qui, tra loro, è che non si sono visti neanche volontari che diano loro un pasto... Il campo è diviso in etnie, c'è quello somalo, quello sudanese, quello eritreo....Ho visto solo un gruppo di quattro, cinque persone aiutare i sudanesi..." Loro, i sudanesi, sono accampati lungo Avenue de Fiandre.

Non è ancora inverno, ma la sera eritrei, somali e sudanesi sono sotto la stessa coltre di freddo e umidità. I teloni tra un albero e l'altro non bastano. Il tempo ha accumulato a ridosso delle tende colline di rifiuti che nessuno pensa a rimuovere. Paura di infezioni, e la notte paura di violenze. Proprio oggi a Parigi rimbalza la notizia di un'altra violenza sessuale a Calais. Il quartiere ha paura. Avenue de Fiandre come Jaurès, a due passi dalla metropolitana tra il decimo e il diciannovesimo arrondissement. Quando scenderà la sera, non sarà la Parigi delle luci. "Vorrei fotografarli di notte, ma mi hanno sconsigliato di farlo..." Lo sgombero si aspettava per questa mattina, forse sarà domani. Distruggeranno le tende, ci saranno botte, loro reagiranno, altri arresti, come la scorsa settimana, in cinquanta. Dove li portano? "Nessuno ha saputo darmi una risposta...".

Seguo gli scatti di Lillo Rizzo. Due piedi che sporgono da una tenda blu, un uomo con una imprevedibile giacca blu che legge e invia sms, materassi ovunque. Una donna guarda nel vuoto, accanto a lei un uomo dorme. Più in là una bambina su un triciclo. Lei sorride. I bambini lo fanno per resistenza, in questo marciapiede di Parigi come all'angolo di una strada sventrata di Aleppo. Qualcuno prova a inventarsi un briciolo di privacy, alzando dei teli tra una tenda e l'altra. E' l'ora della preghiera, un uomo stende un telo che fa da tappetino. In ginocchio, la fronte a terra, verso la Mecca. Lasciamo quest'altra Calais, alle nostre spalle tante piccole cupole, le tende, coi colori di una bandiera senza terra...

(Globalist)

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